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Comuni, il nodo della distribuzione dei tagli

Fonte: Il Sole 24 Ore

Distribuzione dei tagli 2015 fra le Città metropolitane, replica del Fondo Tasi da 625 milioni che l’anno scorso ha aiutato 1.800 Comuni, riforma del Patto di stabilità e delle sanzioni per chi l’ha sforato nel 2014.

Curiosamente, mentre la polemica politica è concentrata sul Documento di economia e finanza, i nodi che saranno sul tavolo dell’incontro fra sindaci e Governo in programma alle 8 del mattino a Palazzo Chigi guardano tutti alla scorsa legge di stabilità, e ai punti interrogativi che ancora circondano i bilanci 2015. «Non c’è nessuna rivolta dei sindaci», ci tiene a precisare il presidente dell’Anci Piero Fassino, secondo il quale gli amministratori locali andranno a Palazzo Chigi «con spirito sereno e propositivo». Ieri, però, gli animi si sono scaldati anche all’interno della squadra dei sindaci: «Il punto critico – ha spiegato il sindaco del Comune e della Città metropolitana di Firenze Dario Nardella parlando ieri a Mix 24 di Giovanni Minoli su Radio 24 – non è la decisione di tagliare le risorse agli enti locali, ma la distribuzione dei sacrifici: è comprensibile che la Città metropolitana di Bologna si veda tagliare il 5% del bilancio e quella di Firenze il 23%?». Questa considerazione non è piaciuta per niente al suo collega di Bologna, Virginio Merola, che ha chiesto le dimissioni di Nardella dal ruolo di coordinatore Anci delle Città metropolitane, e si è sentito rispondere che «i numeri sono numeri».

Numeri che nascono dal sistema scelto per assegnare a ogni Provincia e Città metropolitana la propria quota di tagli: per abbandonare il criterio della spesa storica, il Governo ha scelto di misurare i “costi efficienti” delle funzioni rimaste agli enti di area vasta, e di incrociarle con le risorse che ogni amministrazione può raccogliere da addizionale RcAuto, imposta di trascrizione sulle compravendite di autoveicoli e addizionale ambientale. Da questo meccanismo sono uscite nei giorni scorsi le cifre, che penalizzano in particolare la Città metropolitana di Firenze e Province come Avellino, Monza, Prato o Verona, che si sono viste presentare un conto pari al 30,2% della loro spesa media, mentre negli enti più fortunati (tra cui le Città di Torino, Milano e Bologna) il taglio si ferma al 6,6% delle uscite (si veda Il Sole 24 Ore del 4 aprile). Il calcolo delle risorse fiscali è basato inoltre sulle aliquote massime, e questo penalizza le amministrazioni (pochissime) che come Firenze non hanno ancora raggiunto il tetto massimo nell’addizionale RcAuto.

In gioco ci sono poi molte questioni che riguardano i Comuni. Anche per loro è in arrivo a giorni la distribuzione dei tagli da 1,2 miliardi chiesti dall’ultima legge di stabilità, e in questo caso l’allarme maggiore riguarda le città più grandi (che si vedrebbero accoppiare le cure per Comune e Città metropolitana) e gli enti più piccoli. Ma i sindaci torneranno a chiedere anche il ritorno del fondo da 625 milioni con cui l’anno scorso sono state finanziate le detrazioni Tasi per le abitazioni principali in 1.800 Comuni che avevano già raggiunto le aliquote massime nell’Imu 2013, e quindi non riuscivano a chiudere i conti dopo l’abolizione della vecchia imposta.

E il Def? Con questi problemi più urgenti, le prospettive 2016-2018 che saranno scritte nel documento definitivo c’entrano poco. Nelle bozze circolate in questi giorni, il capitolo enti locali si concentra soprattutto su società partecipate e sullo sviluppo dei parametri standard per abbandonare la spesa storica, ma le partite vere sui conti 2016 si giocheranno in autunno.

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