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Comuni: finanziamenti europei e mutui Bei a rischio

Entro il 31 dicembre 2015, tutti gli enti locali dovrebbero chiudere i pagamenti relativi alla quota cofinanziata di progetti comunitari e di progetti sostenuti mediante l’erogazione di mutui Bei, anche per la realizzazione di investimenti finalizzati alla ristrutturazione, all’efficientamento energetico e alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, pena la revoca dei finanziamenti da parte dell’Ue.

Ciò farà venire al pettine molte delle criticità emerse negli ultimi anni e tamponate differendo il saldo delle fatture, perché eventuali ulteriori ritardi saranno sanzionati da Bruxelles con la revoca dei finanziamenti (che quindi rischiano di andare persi).

La partita interessa numerosi comuni ed enti di area vasta, oltre che ovviamente le regioni, che hanno in capo la programmazione dei fondi.

L’ANCI Nazionale, con comunicato del 27 novembre scorso, richiama l’attenzione sulla necessità di un intervento normativo che serva a scongiurare il rischio per i Comuni di perdere finanziamenti europei.

Nell’evidenziare che gli enti locali hanno incontrato molte difficoltà nei pagamenti delle spese in oggetto, a causa dei vincoli del patto di stabilità interno e dei ritardi collegati all’entrata in vigore degli obblighi in materia di Centrali Uniche di Committenza, che hanno impedito di fatto la programmazione e la messa in gara degli investimenti cofinanziati dall’Unione Europea, l’ANCI sottolinea che il problema è già stato posto  all’attenzione del Parlamento, cui l’Associazione ha inviato una proposta emendativa alla legge di Stabilità 2016, che ora diventa di assoluta e urgente importanza approvare.

Al fine dunque di evitare il paradosso che enti locali in grado di ottenere finanziamenti da parte dell’Ue, rischino poi di perderli, confidiamo nella possibile soluzione al problema.
Per provare ad aggirare il problema, la normativa attuale offre, infatti, pochi strumenti, che comunque è utile tenere presenti.

Come scrive Matteo Barbero su Italia Oggi: “solo le risorse comunitarie direttamente o indirettamente provenienti dal bilancio possono essere escluse dal saldo, mentre i cofinanziamenti nazionali (ossia le risorse provenienti dai bilanci statale, regionale o degli stessi enti locali) devono essere conteggiate. La percentuale di confinanziamento (che consente di distinguere la parte che può essere esclusa e quella che deve essere inclusa) e diversa per ogni fondo.
Occorre prestare attenzione, specialmente in questa fase, al corretto trattamento degli interventi (in particolare per quelli con una durata pluriennale), verificando di non aver escluso in spesa più di quanto detratto in entrata. Inoltre, è vietato escludere spese a valere su entrate accertate dopo il 31 dicembre 2008.

Per non uscire dai vincoli, regioni e città metropolitane possono contare sugli spazi finanziari (per complessivi 462 milioni) recentemente distribuiti dal dpcm attuativo dell’art. 1, comma 145, della l 190/2014. Tali quote consentono, nei limiti dell’assegnazione, di escludere una parte delle spese finanziate da risorse nazionali, senza necessità di sottrarle in entrata.

Infine, come extrema ratio in caso di sforamento, si rammenta che è possibile dribblare la sanzione più pesante, ossia il taglio delle spettanze in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo, laddove si dimostri che il superamento di quest’ultimo è stato determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di cofinanziamento nazionale rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente. Sono, comunque, applicate le restanti sanzioni (blocco delle assunzioni e dell’indebitamento, limite alla spesa corrente, tagli alle indennità ed ai gettoni di presenza degli amministratori)”.

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