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Comuni e trasporto pubblico locale: un rapporto complesso ma vitale per il Paese

Comuni e trasporto pubblico locale: un rapporto complesso ma vitale per il Paese

Il trasporto pubblico locale figura indirettamente, ma in maniera pregnante, negli ambiti tematici dei cluster contenuti nella bozza presentata dal Governo al Parlamento sul Recovery Plan. La voce in questione riguarda “Infrastrutture per la graduale de-carbonizzazione dei trasporti e mobilità di nuova generazione”. Il carattere strategico del settore non è dunque in discussione, essendo una delle leve fondamentali per rilanciare l’economia del Paese e migliorare la qualità della vita nelle città e nelle aree periferiche. Si rivela, pertanto, preziosa la ricerca pubblicata da Openpolis dal titolo “La spesa dei Comuni per il trasporto pubblico locale”. Essa, infatti, individua e analizza correttamente il nesso forte che lega Enti locali e Tpl, poiché da come e quanto spendono i Comuni per gestire questi servizi dipendono in larga misura il futuro della dimensione urbana e la possibilità di ricostruire una solida prosperità per la nazione.

“L’impianto normativo e organizzativo che regola la mobilità pubblica in ambito urbano è articolato – si legge non a caso nel documento – dalla gestione del settore da parte di società pubbliche e private, alle modalità di finanziamento del servizio da parte dello stato e degli Enti locali. Su questo punto – ricorda la ricerca – lo Stato dispone del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, che viene suddiviso e distribuito a tutte le Regioni. Queste ultime, a loro volta, erogano i finanziamenti per il sostegno del servizio a Province e Comuni. Si fissano così le basi normative e organizzative di funzionamento del settore. Venendo poi ai primi dati significativi, che si riferiscono al triennio 2016/2018, lo studio evidenzia come fra le città con più di 200mila abitanti, nel 2018 Milano si sia confermata la metropoli che spende di più per il trasporto pubblico locale: 844,4 euro per ogni abitante. Seguivano ben distaccate Venezia (340,67 euro), Firenze (275,33 euro), Roma (228,27 euro) e Napoli (218,07). In fondo alla classifica delle grandi città figurava Trieste, con soli 0,56 euro pro capite destinati al Tpl.

Da sottolineare, inoltre, che Milano si piazzava al primo posto in Italia, anche se si considerino i dati in termini assoluti, e non la spesa pro capite. Nel 2018, infatti, l’amministrazione meneghina ha speso 1,15 miliardi di euro per la mobilità pubblica. Il comune di Roma, che ha una superficie pari a 7 volte quella del capoluogo lombardo e 1 milione e mezzo di abitanti in più, ha speso circa 655 milioni, quasi mezzo miliardo in meno rispetto al capoluogo lombardo.
“Se guardiamo alla spesa complessiva per il trasporto pubblico locale – continua la ricerca – il divario tra le due maggiori città italiane è aumentato in un anno di 197 milioni di euro, perché Roma ha speso di meno e Milano ha investito di più”. Circostanza singolare, giacchè nel triennio in questione la maggior parte delle città con più di 200mila abitanti ha mantenuto una certa costanza negli investimenti sulla mobilità pubblica, con alcune significative eccezioni, fra cui, appunto, la capitale d’Italia.

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