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Comuni e Province, via libera ai tagli

Fonte: Il Sole 24 Ore

Con un po’ di patemi d’animo, naturali quando si parla di tagli, la Conferenza Stato-Città di ieri ha dato il via libera alla spending review 2015 per Comuni e Province, che distribuisce fra gli enti locali 2,2 miliardi di nuovi tagli. Il pacchetto di parametri definiti ieri, che saranno tradotti nei prossimi giorni in un Dpcm con le tabelle sui numeri definitivi, sono parecchio complessi (tutti i dettagli tecnici su quotidianoentilocali.ilsole24ore.com), ma val la pena conoscerne i capisaldi anche per capire il senso dell’operazione, la soddisfazione del Governo e la preoccupazione degli enti locali. 

Comuni 

Per i sindaci, i tagli sono da 1,2 miliardi di euro (altri 288 milioni erano già stati distribuiti in precedenza), assegnati a ogni Comune in proporzione alle proprie risorse. Dopo questa cura il fondo di solidarietà, integralmente alimentato dall’Imu, vale 4.338 milioni (più di 300 milioni finiscono direttamente allo Stato), e viene distribuito per l’80% in base ai parametri storici mentre l’altro 20%, 740 milioni, viene usato per la perequazione, cioè per gli “aiuti” ai Comuni più poveri in termini di risorse fiscali. Per capire dove intervenire, è stata utilizzata una base di calcolo rappresentata dalle risorse standard 2014 (Imu e Tasi ad aliquota standard più fondo di solidarietà; poco più di 13 miliardi) ed è stata misurata in ogni Comune la differenza tra le risorse necessarie e le capacità fiscali standard. Il meccanismo, sottolineano gli amministratori locali, rischia di creare parecchi problemi ai Comuni medio-piccoli: in gioco, secondo le prime stime, ci sarebbero circa 2mila Comuni, per i quali questi meccanismi aumenterebbero di oltre il 20% (fino a picchi superiori al 100%) il taglio standard

Province 

Per gli enti di area vasta il taglio è da 900 milioni, a cui si aggiungono 100 milioni nei territori a Statuto speciale: alle Città metropolitane vengono chiesti 256 milioni, il resto alle Province che rimangono tali. Per arrivare a questo risultato, il calcolo è stato condotto integralmente sulla base del “costo giusto” delle funzioni fondamentali: dal momento che le Città hanno più funzioni delle Province, il loro taglio si alleggerisce. Una clausola di salvaguardia evita che la sforbiciata superi il 30% della spesa corrente 2010-2012 di ogni ente. 

Le reazioni 

Per il Governo, il risultato è duplice, perché la definizione dei parametri di distribuzione di fondi e tagli ente per ente (il Dpcm con le tabelle arriverà nei prossimi giorni) attenua il rischio di ulteriori rinvii per i preventivi locali, da scrivere entro il 31 maggio, e perché?i nuovi metodi adottati ieri segnano il “quasi-addio” al criterio della spesa storica. «Oggi l’Italia rottama il taglio lineare e la spesa storica – esulta Luigi Marattin, l’economista di Palazzo Chigi che segue le vicende della finanza locale -. Per la prima volta i rapporti finanziari tra Stato e enti locali si basano (totalmente per Province e Città metropolitane, gradualmente su Comuni) su costi standard, fabbisogni standard e capacità fiscali». Risultato reso possibile anche dall’adesione, tutt’altro che scontata, degli amministratori locali. «Abbiamo preso atto con responsabilità dell’esigenza di procedere per assicurare la possibilità di predisporre i bilanci – spiega il presidente dell’Anci Piero Fassino – ma sottolineiamo le criticità per i piccoli Comuni e l’urgenza di adottare il decreto legge sugli enti locali». Simile, ma ancora più preoccupata, la posizione delle Province, che per bocca del presidente Upi Alessandro Pastacci – definisce «abnorme il taglio da un miliardo chiesto dalla legge di stabilità», e spiega che «andrà verificata ente per ente la concreta sostenibilità di questa nuova modalità di riparto, adottata dal Governo, che supera i tagli lineari e introduce i fabbisogni standard». 

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