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Cittadinanza digitale: la nuova frontiera per la PA

Il centro di gravità del nuovo Codice dell’amministrazione digitale (una cornice ampia e complessiva di principi che mirano a cambiare completamente le amministrazioni pubbliche) approvato prima di Ferragosto dal Consiglio dei ministri è la cittadinanza digitale. Un diritto che si riconosce “a chiunque” e che per essere tradotto in pratica necessità dell’identità digitale (già attiva da marzo con Spid il sistema pubblico di identità digitale che con un solo pin permette l’accesso ai servizi della PA)  e dell’Anagrafe della popolazione residente, in via di sperimentazione, che conterrà al suo interno il domicilio digitale dei cittadini, ovverosia l’ indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) o “altro servizio di recapito certificato qualificato” da utilizzare come mezzo esclusivo di comunicazione con la PA e attraverso il quale inviare e ricevere messaggi e documenti.

La PA è ora tenuta a fare la sua parte adeguandosi agli standard che saranno individuati dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale): quest’ultima definirà e aggiornerà periodicamente gli standard di qualità dei servizi online: dall’accettazione dei pagamenti elettronici, inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sul credito telefonico alla creazione della figura del difensore civico per il digitale, al quale i cittadini potranno rivolgersi per segnalare disservizi (e se i disservizi persistono, si potrà anche intentare una causa dando vita a una class action), fino a favorire la connettività a internet negli uffici e negli spazi pubblici.

Si rammenta che l’AgID “è preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale” e ha compiti di “coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale”.


FORMAZIONE

Il Codice delle Amministrazioni digitali dopo la riforma Madia

Milano, 4 ottobre 2016

Cagliari, 18 ottobre 2016

Bologna, 25 ottobre 2016

Roma, 8 novembre 2016

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