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Certificati online, avvio incerto

Fonte: Il Sole 24 Ore

MILANO – L’operatività del sistema di trasmissione telematica dei certificati di malattia diventa un rebus per le imprese. Per la Funzione pubblica, infatti, il periodo transitorio di tre mesi – terminato il quale il nuovo meccanismo entrerà a regime e i datori di lavoro privati non potranno più chiedere ai dipendenti di inviare la copia cartacea del certificato ma dovranno ricorrere ai servizi dell’Inps – è partito dal 18 marzo. Da quando, cioè, è stata pubblicata sul sito la circolare 4 firmata dalla stessa Funzione pubblica e dal ministero del Lavoro. Tra un mese esatto, dunque, il 18 giugno, le imprese dovranno aderire al sistema (si veda «Il Sole 24 Ore» del 25 marzo). Per le organizzazioni datoriali, invece, i tre mesi partiranno solo dal momento in cui la circolare, che è in attesa di registrazione presso la Corte dei conti, sarà pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale». Concluso questo periodo, e solo allora, le aziende dovranno garantire un adeguamento completo al nuovo sistema. A sostegno della posizione ministeriale potrebbe esserci la legge 69/09: dal 2010 gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi che hanno effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti da parte delle amministrazioni. Ma questa disposizione può valere anche per la circolare della Funzione pubblica che, per esempio, non è stata ancora registrata? Dubbi che lasciano le imprese davanti a un rebus. In generale, l’articolo 25 della legge 183/2010 (collegato lavoro), in vigore dal 24 novembre, ha uniformato il regime del rilascio e della trasmissione delle certificazioni per i casi di assenza per malattia dei dipendenti dei settori pubblico e privato, comprese le sanzioni nei confronti dei medici del Ssn eventualmente inadempienti. La circolare 4 del 18 marzo ha previsto l’obbligo per le aziende di utilizzare i servizi messi a disposizione dall’Inps, con conseguente esonero del lavoratore in malattia dall’invio dell’attestato (l’assenza va comunque comunicata in maniera tempestiva). «Onde assicurare un’applicazione omogenea della normativa – si legge nel documento firmato dai ministri per la Pa e del Lavoro – si ritiene opportuno precisare che, tenuto conto dell’esigenza di garantire l’adeguamento di tutti gli operatori al nuovo sistema, per tre mesi successivi alla data di pubblicazione della presente circolare, è riconosciuta comunque la possibilità per il datore di lavoro del settore privato di richiedere al proprio lavoratore l’invio, secondo le modalità attualmente vigenti, della copia cartacea dell’attestazione di malattia». Questo quanto dicono le fonti. Per le aziende c’è, però, in primo luogo, un problema organizzativo: con la nuova procedura una o più persone dovrà essere dedicata alla gestione dei certificati, il che, nel contesto di una piccola e media impresa, non sempre è facile. Ancora: alcuni software utilizzati dai medici non sono compatibili con il «Sac», il cervellone che inoltra i certificati all’Inps; non tutti i medici hanno il Pin. La circolare di marzo, poi, ha previsto un comitato tecnico di monitoraggio di cui dovrebbero far parte, oltre ai rappresentanti dei ministeri e dell’Inps, anche quelli delle confederazioni sindacali dei datori di lavoro e dei medici di medicina generale comparativamente più rappresentative a livello nazionale. A oggi il comitato non si è riunito (secondo fonti ministeriali è in via di convocazione). Le organizzazioni datoriali sottolineano, poi, che la trasmissione telematica dei certificati medici e l’addio alla carta è la strada giusta, ma serve tempo per adeguarsi al nuovo meccanismo. Il periodo transitorio dovrebbe durare almeno un anno.

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