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Centrali acquisto, caos da scadenze

Fonte: Italia Oggi

Ennesimo caos sulle centrali uniche di acquisto. In attesa della nuova stretta (annunciata dal governo come piatto forte del prossimo ciclo di spending review), occorre fare i conti con le scadenze previste dalla legislazione vigente, che dal prossimo 1° novembre inibisce ai comuni non capoluogo di provincia la contrattazione autonoma in tema di lavori, servizi e forniture e impone loro di eseguire le relative procedure di gara in forma aggregata (tramite unioni e convenzioni, ovvero mediante ricorso ai soggetti aggregatori o alle province), salvi i casi di acquisti con procedure telematiche (comprensivi anche degli acquisti Consip), ancora effettuabili in forma autonoma.

Unica deroga riguarda gli acquisiti per importi fino a 40 mila euro, che potranno continuare a essere effettuati in proprio, ma solo dai municipi con più di 10 mila abitanti.

Tuttavia, l’Anci ha ribadito in diverse occasioni l’intenzione di riproporre, nel primo decreto utile, l’emendamento già presentato durante la conversione del dl 78/2015 e in quella sede non recepito, per estendere la predetta deroga a tutti i comuni, anche al di sotto di tale soglia demografica.

Dal canto, suo, invece, la camera ha approvato lo scorso 4 agosto un ordine del giorno che impegna il governo a valutare la possibilità, nei prossimi provvedimenti legislativi, di prevedere l’obbligatorietà del ricorso alle centrali uniche di committenza da parte dei comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti solo per l’acquisto di beni, servizi e lavori di importo superiore a euro 20 mila.

Ove tale atto di indirizzo venisse accolto, tuttavia, si verrebbe a creare una situazione paradossale, con una sorta di vincolo a geometria variabile. Infatti, in sostanza, l’obbligo scatterebbe per i comuni sotto i 5 mila abitanti per gli acquisti sopra i 20 mila euro, per quelli tra 5 mila e 10 mila abitanti per qualunque acquisto indipendentemente dall’importo e per i comuni sopra i 10 mila abitanti per gli acquisti sopra i 40 mila euro.

L’intera materia, è evidente, richiede un restyling complessivo, anche tenendo conto dei ritardi fatti registrare dal parallelo percorso di costruzione delle forme associative preposte all’esercizio delle funzioni fondamentali dei piccoli comuni (si veda ItaliaOggi di ieri).

Proprio in questa prospettiva, un’ulteriore proroga dei termini pare inevitabile per scongiurare un nuovo blocco delle gare, come già verificatosi in occasione delle precedenti scadenze.

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