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Caro, vecchio proporzionale

Fonte: La Stampa

di FRANCESCO BEI

Evviva torna la proporzionale! Dopo quasi 25 anni di maggioritario, la Seconda Repubblica si appresta ad archiviare la Terza ritornando alla Prima. Good bye, Lenin! Come nel film sul figlio che fa rinascere artificialmente la Ddr per non turbare la madre appena uscita dal coma, nell’Italia 2017 potremmo finalmente dire: Good bye Cariglia, Altissimo e Sullo.
È un gusto vintage che già si assapora, pensando alle prossime infinite consultazioni al Quirinale per formare il nuovo governo di coalizione. Manca solo la réclame del Biancosarti e la pelata di Telly Savalas che dai manifesti invita a gustare il «drink vigoroso». La Seconda Repubblica, chiosa Marco Follini (esegeta delle stagioni Dc) nel suo ultimo libro Noia, politica e noia della politica, in fondo non è stata altro che «un campo di battaglia in cui si sono affrontati politici noiosi e politici pop e questi ultimi hanno prevalso». Adesso è la rivincita dei noiosi. Si torna finalmente alla noia del proporzionale, con le sue liturgie estenuanti, le sue lentezze, il suo rococò di formule politiche, i suoi «preamboli», le sue «convergenze parallele». «La verità – argomenta al contrario Rino Formica, ex ministro socialista nella prima Repubblica e acuto osservatore della politica – è che è giunto alla fine un ciclo politico totalmente sciupato. È finita l’illusione che si potesse fare a meno dei partiti politici, tenuti in piedi soltanto come organizzatori di eventi». Formica prevede uno sbocco molto particolare alla transizione in corso, tutt’altro che vintage e con un protagonista ancora fuori dai radar. Ma lo sveleremo alla fine….

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