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Caccia alla delibera favorevole: ultima chance per limare la Tasi

Fonte: Il Sole 24 Ore

L’Imu e la Tasi hanno quasi moltiplicato per tre il conto dell’Ici, ma ai proprietari di immobili resta un’ultima, piccola speranza, prima di metter mano al portafogli per pagare l’acconto del 16 giugno: spulciare la delibera comunale 2015 – nelle città che l’hanno già approvata – e cercare qualche riduzione del prelievo rispetto al 2014.

Tra i capoluoghi di provincia, si può citare il caso di Mantova, che quest’anno ha abbassato dal 2,4 al 2,2 per mille l’aliquota Tasi sulle abitazioni principali, con l’aggiunta di una detrazione di 25 euro per ogni figlio fino a 26 anni di età con dimora e residenza nella casa. E la ricerca può dare qualche soddisfazione anche nei centri minori, come segnala l’associazione dei geometri fiscalisti (Agefis). Ad esempio a Bordighera (Imperia) la Tasi sulle prime case è stata ridotta dal 2,5 al 2,3 per mille. 

In casi come questi, una riduzione dello 0,2 per mille equivale a un risparmio annuo di 15 euro su una casa con una rendita catastale di 450 euro: non moltissimo, anche se vale sempre la pena di verificare punto per punto le decisioni votate dai consigli comunali, dal momento che le possibilità di ridurre la pressione fiscale si fanno più significative con l’aumentare dei valori catastali coinvolti.

Secondo le regole generali, se la situazione dei contribuente non è cambiata, l’acconto di Imu e Tasi va pagato prendendo come riferimento l’importo annuo 2014 e dividendolo per due. Eventuali aumenti decisi nei primi mesi del 2015 saranno presi in considerazione solo al momento del saldo del 16 dicembre. Eventuali sconti, invece, possono essere fatti valere fin dall’acconto.

Ad ogni modo, è bene non farsi troppe illusioni. «Tutto lascia pensare che la maggior parte dei Comuni stia confermando le aliquote del 2014 e che, tra i ritocchi, il grosso di questi stia avvenendo al rialzo, anche se all’appello mancano ancora troppi centri per poter stilare un bilancio. Va detto poi che la lettura e l’interpretazione delle delibere non sono immediate per i cittadini», commenta Mirco Mion, presidente di Agefis. In alcuni casi, infatti, le apparenze possono ingannare. Prendiamo l’esempio di Barletta: leggendo la delibera, si vede che rispetto al 2014 l’aliquota Tasi sull’abitazione principale sia stata abbassata dal 3,3 al 2,7 per mille, ma confermando solo la detrazione di 40 euro per ogni figlio e senza riproporre la detrazione base di 70 euro. Il risultato è un risparmio sicuro soltanto per le case con una rendita catastale oltre i 700 euro, mentre per le rendite inferiori si potrebbe anche pagare di più. Un altro punto da non trascurare è la lettura combinata delle delibere: se la Tasi si è abbassata, ma l’Imu è aumentata, il conto potrebbe rivelarsi più caro per chi possiede altri immobili oltre alla prima casa.

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