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Blocco dei contratti, depositata ieri la sentenza della Consulta

La decisione sullo sblocco dei contratti del pubblico impiego verrà presa nella legge di stabilità, perché solo con la manovra “capiremo le risorse” a disposizione ed è dalle cifre che “dobbiamo partire”. Per adesso è questa l’unica certezza, ribadita dal Ministro della p.a. Marianna Madia dopo il deposito nella data di ieri della sentenza della Consulta (n. 178), che ha dichiarato illegittimo il congelamento degli stipendi, riscontrando nello stop la “violazione della libertà sindacale”.

Tutte le sigle dei lavoratori pubblici vanno però in pressing e rivendicano “un’apertura immediata del tavolo”, ricordando che mercoledì prossimo faranno valere le loro ragioni in piazza. Ora che sono note anche le motivazioni della Corte, è passato un mese preciso dalla decisione (anticipata da un breve comunicato), non resta che un ultimo atto: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, potrebbe arrivare anche la prossima settimana.

Dopo di che dal giorno successivo scatterà l’incostituzionalità “sopravvenuta”, quindi non retroattiva, per uno stop che è durato sei anni. Comunque Madia ribadisce che qualsiasi “cosa decidiamo la faremo partendo da una quantità di risorse che definiremo nella prossima legge di stabilità”.

Per adesso le indiscrezioni indicano uno stanziamento tra 1,3 e 1,6 miliardi di euro annui. Il rinnovo sarebbe da agganciare all’inflazione programmata e avrebbe durata triennale. Nel 2016 si potrebbe però aggiungere anche l’indennità di vacanza contrattuale per i mesi del 2015 rimasti scoperti. Si tratterebbe di una sorta di una tantum da concedere come rimborso per 4-5 mesi per un valore intorno a 200 milioni di euro.
Dati sicuri arriveranno però solo in autunno. Ma l’appuntamento post-estate per i sindacati è troppo lontano: “contratto subito” dicono in coro i lavoratori pubblici di Cgil, Cisl e Uil. Sulla stessa linea anche i sindacati ricorrenti, Confsal Unsa (“vogliamo i solfi anche per il 2015”) e Flp (“non ci sono più alibi).
In Commissione Affari Costituzionali al Senato le pregiudiziali di costituzionali sulla riforma p.a. sono state bocciate con lo scarto di un voto (13 contrari contro 12 favorevoli). Ha votato anche la presidente di commissione, Anna Finocchiaro.

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