Questo articolo è stato letto 0 volte

Assegno Naspi per 1,5 milioni di disoccupati 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Prende forma il nuovo quadro degli ammortizzatori sociali. Dopo il Consiglio dei ministri di venerdì scorso, nel mosaico dei sussidi stanno per incastrarsi tre tessere, per altrettanti paracadute che si apriranno in soccorso di chi perderà il lavoro nei prossimi mesi. 
Naspi, Asdi e Dis-Coll al posto di mini-Aspi, Aspi e una tantum per i collaboratori che sono, invece, in uscita dal puzzle. 

La staffetta
Aspi e mini-Aspi andranno in soffitta tra poco più di due mesi (deadline fissata al primo maggio) e lasceranno campo libero alla Naspi, che secondo le stime del governo assicurerà un sostegno a 1,5 milioni di disoccupati nel 2015 (con un aumento della copertura dal 96% al 97,2 per cento). A chi viene espulso dal mercato, fino al 30 aprile per ottenere l’Aspi servirà un anno di contributi nel biennio precedente (con minimo due anni dal primo pagamento), mentre dal 1° maggio per la Naspi basteranno 13 settimane di “bollini” (le stesse richieste per la mini-Aspi) pag ati nei quattro anni precedenti la disoccupazione.
La durata massima del sussidio salirà fino a due anni (un anno e mezzo dal 2017) e non sarà più ancorata all’età del lavoratore. Aumenterà anche il tetto dell’importo: 1.300 euro (leggermente più alto di quello dell’Aspi, 1.195,37 euro) e la riduzione dopo i primi mesi sarà del 3% invece che del 15 per cento. Invariati i costi a carico dei datori di lavoro: contributo ordinario pari all’1,31%+0,3% e quota addizionale 1,4 per cento. 

Sperimentazione sui Cocopro
Per i collaboratori (anche a progetto) che perdono il lavoro dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 entra subito in vigore (dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale) la Dis-Coll, un nuovo sussidio sperimentale pari al 75% del reddito mensile se uguale o inferiore a 1.195 euro, mentre, se superiore, l’indennità verrà aumentata fino a un massimo di 1.300 euro. Andrà, invece, in soffitta l’una tantum per i Cocopro stabilizzata dalla legge Fornero dal 2013, dopo la sperimentazione del triennio precedente. Il contratto a progetto, peraltro, sarà gradualmente superato: dall’entrata in vigore dello schema di decreto esaminato dal Cdm di venerdì sorso non si potranno stipulare nuovi Cocopro e quelli in atto resteranno in vigore fino alla scadenza.
Resisterà ancora per un po’, invece, l’indennità di mobilità prevista oggi per le aziende più grandi, che da gennaio di quest’anno ha subito una stretta sulle durate: massimo 12, 24 o 36 mesi, a seconda dell’età. 
Dopo un ulteriore giro di vite nel 2016 (il trattamento più favorevole sarà 24 mesi di durata per i lavoratori over 50 al Sud), la mobilità verrà archiviata definitivamente e sarà sostituta dalla Naspi, che coprirà così tutti i dipendenti, con l’eccezione di quelli pubblici a tempo indeterminato e degli operai agricoli.

Rilancio delle politiche attive
Con la Naspi, poi, arriva l’ennesimo tentativo di stringere il legame tra sussidi passivi e politiche attive: i beneficiari per non perdere l’indennità dovranno ricercare attivamente un nuovo impiego (i dettagli saranno fissati da un futuro decreto) e partecipare a corsi di formazione e riqualificazione. In più viene estesa la potenza di fuoco del contratto di ricollocazione, che dopo le modifiche recepite dal Governo sarà allargato a tutti i disoccupati, e non solo ai lavoratori licenziati illegittimamente. Immutato il meccanismo: al lavoratore verrà assegnata una “dote” spendibile presso i soggetti accreditati (pubblici e privati) a condizione che partecipi attivamente alle iniziative proposte. Per finanziare le doti – che saranno pagate solo a risultato ottenuto – c’è un budget di 50 milioni sul 2015 e di 20 sul 2016.

I tasselli mancanti sulla Cig
Al puzzle degli ammortizzatori manca però tutto il set di tessere sul riordino della cassa integrazione. Il Jobs act prevede otto linee guida che devono orientare l’azione del Governo nella messa a punto di un nuovo decreto delegato: dall’impossibilità di autorizzare la Cig in caso di cessazione definitiva dell’attività aziendale o di un ramo, alla semplificazione delle procedure, dalla necessità di regolare l’accesso alla Cig solo dopo aver esaurito tutte le possibili riduzioni d’orario, fino al taglio degli oneri contributivi ordinari.
Su questo fronte, per il momento il 2015 ha portato in dote la riduzione da undici a cinque mesi della durata massima della cassa integrazione in deroga, anche se per questo sussidio le Regioni reclamano «l’immediata attribuzione delle risorse disponibili per la chiusura del 2014 e un chiarimento sui fondi 2015», come si legge nella lettera trasmessa la scorsa settimana da Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, al ministro del lavoro Giuliano Poletti. La Cig in deroga è, peraltro, destinata a sparire a fine 2016, lasciando il posto alle prestazioni dei fondi bilaterali di solidarietà, che però faticano a decollare. 
Il Jobs act punta, infine, a incentivare l’utilizzo dei contratti di solidarietà: nella delega affidata al Governo si indica la necessità di regolare l’accesso alla Cig solo dopo aver esaurito le possibilità di riduzione di orario, eventualmente destinando risorse proprio a questa forma di ammortizzatore sociale. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *