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Appalti, ripartono gli Enti locali su pagamenti e bandi di gara

Fonte: Sole 24 Ore

di GIORGIO SANTILLI e GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Segnali di risveglio dal mercato degli appalti tra fine 2018 e inizio 2019. A riaccendere i motori della spesa effettiva sono Regioni e Comuni, mentre la macchina di ministeri e sanità rimane ingolfata. E proprio la geografia della spesa indica che la ragione del rimbalzo è in una mossa avviata a ottobre e completata dalla manovra per sciogliere uno dei tanti nodi della contabilità pubblica. In gergo è lo «sblocco degli avanzi», misura voluta soprattutto dal sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia. In pratica è la liberazione dai vincoli contabili dei soldi che le amministrazioni avevano in cassa senza poterli spendere.
Tradotta nelle cifre monitorate dal cervellone della Ragioneria generale sui pagamenti, la rimozione definitiva di uno dei tanti paradossi nelle regole della Pa suona così: +84,9% nella spesa effettiva in conto capitale delle Regioni nei primi due mesi dell’anno rispetto a gennaio-febbraio 2018, e +21,8% nei Comuni. Risultati che permettono al complesso della Pa di archiviare un primo bimestre 2019 con un +15,8% complessivo, anche se la sanità rimane ferma e lo Stato arretra. Se sarà confermato nei prossimi mesi a questi livelli, è un dato piuttosto clamoroso, atteso da anni e mai arrivato.

A facilitare la nettezza della ripresa c’è anche l’entità della lunga depressione che ha caratterizzato il settore. Nel 2007 gli Enti locali hanno speso 18 miliardi in investimenti. Nel 2018 9,3 miliardi: la metà. Nessuno può gridare alla vittoria, è solo un risveglio. E sarebbe andata peggio senza il mini-rilancio di ottobre-dicembre, grazie a un primo sblocco degli avanzi realizzato con circolare. Il dato di dicembre, in effetti, suona come record: 1,46 miliardi di spesa solo nei Comuni.
Cifre confermate dall’Osservatorio Cresme-Ifel che segnala come la ripresa dei Comuni dell’inizio del 2019 sia spalmata sul territorio nazionale: +24% al nord, +29% al centro, +15% al sud. Pesa la dimensione urbana perché il boom (+123%) si registra nelle città con oltre 250mila abitanti.
Questi numeri significano soprattutto pagamenti arretrati alle imprese, mentre sui debiti commerciali le anticipazioni extra di Cdp liberano 1,12 miliardi fra enti locali (770 milioni in 406 enti) e Regioni (350 milioni per 7 casi). Non proprio un risultato esaltante. Però aiuta.

Ma qualche segnale incoraggiante arriva anche per il futuro, con la dinamica dei bandi di gara: non è una novità perché la ripresa qui era già arrivata nel 2018. Questi bandi – date la patologie italiane – sono solo annunci sulla carta, promesse di opere future. C’erano tuttavia non poche incognite su questo inizio 2019, soprattutto per le piccolissime opere su cui era scattata la norma della legge di bilancio che eliminava l’obbligo di gara. Erano stati espressi molti dubbi dagli osservatori anche in termini di rischi di trasparenza per il mercato. Il risultato di gennaio-febbraio è sorprendente: non solo non c’è stato l’azzeramento delle gare, ma addirittura un aumento dell’8,6% per le opere di importo fino a 150mila euro (per cui è resa possibile una procedura negoziata senza bando) e del 22,8% per quelle da 150mila a 500mila euro. Nessun effetto taglia-gare, quindi, almeno stando ai dati del Cresme. Ma l’aumento è continuato per tutte le opere (+13%) se si considerano quelli che il Cresme chiama «mercati tradizionali» (cioè l’appalto di esecuzione di soli lavori). Il dato diventa clamoroso se si considerano anche i mercati innovativi, con una crescita a gennaio-febbraio 2019 dell’82,8%.
Questo risultato è spiegato da una tendenza messa a fuoco da un altro lavoro realizzato da Cresme-Ifel, l’Osservtatorio per il PPP (partenariato pubblico-privato): opere in project financing e concessioni. «Nel 2018 – scrive l’Osservatorio – si consolida la crescita delle iniziative piccole e medie e riprendono a crescere quelle di grande dimensione». Anche qui la spinta principale arriva dai comuni. Il risultato totale è un +90% dell’importo delle opere messe in gara.

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