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Appalti, emissione dei certificati di pagamento: i dubbi dell’Europa

La Commissione europea ha inviato proprio in questi giorni una lettera di messa in mora all’Italia relativamente alla norma introdotta dal correttivo al codice appalti (d.lgs. 56/2017) mediante l’art. 113-bis, nella parte in cui prevede che “il termine per l’emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto non può superare i 45 giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori”.
Tale norma, osserva Bruxelles, sembra estendere sistematicamente a 45 giorni il termine per il pagamento delle fatture nelle opere pubbliche, violando così la direttiva sui ritardati pagamenti – direttiva 2011/7/UE – che richiede alle amministrazioni pubbliche di pagare le merci e i servizi che essi acquistano entro 30 giorni o eccezionalmente entro 60 giorni.
Nella lettera l’esecutivo comunitario guidato da Jean-Claude Juncker, pur riconoscendo gli sforzi compiuti dalle autorità italiane per ridurre i ritardi dei pagamenti e smaltire le fatture arretrate, sottolinea come però “devono essere ancora compiuti significativi sforzi per assicurare che i ritardi medi nei pagamenti siano in linea con i tempi fissati dalla direttiva”.
La lettera di messa in mora rappresenta il primo passo per l’avvio della procedura di infrazione: l’Italia ha ora un periodo di due mesi per rispondere ai rilievi sollevati dalla Commissione.

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