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Appalti, aggregatori numerati

Fonte: Italia Oggi Sette

Tagli alla spesa pubblica per 2,1 miliardi e riduzione delle stazioni appaltanti attraverso la centralizzazione degli acquisiti per arrivare a non più di 35 «soggetti aggregatori» della domanda pubblica di beni e servizi su tutto il territorio nazionale. Sono alcune delle misure più rilevanti del decreto legge 66/2014 (c.d. decreto «bonus» o «Irpef» o «spending review») attualmente in discussione al senato, che prevede anche un Fondo per promuovere la costituzione di centrali di committenza e più trasparenza sulla spesa pubblica. E che delinea un ruolo di rilievo per l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.

La riduzione della spesa pubblica. Il decreto legge prevede in primo luogo di raggiungere un ambizioso obiettivo di riduzione della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi per un valore complessivo di 2,1 miliardi per i contratti delle amministrazioni locali, regionali e statali e di 400 milioni per la spesa per la difesa. Le riduzioni incidono in maniera finanziariamente equivalente su tutti i comparti della spesa (per 700 milioni di euro annui ciascuno) e potranno attuarsi in diverse modalità. Per i contratti stipulati (in essere) si prevede la riduzione ex lege del 5% dell’importo contrattuale, salva la rinegoziazione del contratto e la facoltà di recesso da parte del prestatore di servizi entro 30 giorni dalla data di conversione del decreto legge, senza però applicazione di penali. Al riguardo va segnalato come i tecnici del senato abbiano messo in guardia rispetto al rischio che si possano «innescare meccanismi di contenzioso, con gli affidatari da cui potrebbero derivare nuovi o maggiori oneri di spesa per le p.a. e non la neutralizzazione di parte dei risparmi attesi» .

In caso di esercizio del diritto di recesso, il decreto consente alle amministrazioni di scegliere fra l’accesso a una convenzione Consip in essere, o di affidare in via diretta contratti «nel rispetto della normativa europea e nazionale sui contratti pubblici». Va anche rilevato che per i futuri contratti in ogni caso non si potranno né superare gli importi come risultanti dalla riduzione del 5%, né quelli di riferimento stabiliti dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. L’intervento di riduzione dell’importo dei contratti ha portata generale e tassativa e per quel che riguarda la possibilità di recesso da parte del fornitore/ appaltatore, si può immaginare anche qualche rischio di malfunzionamento o di interruzione di servizi pubblici nelle more della scelta di un nuovo fornitore, laddove non vi sia immediata disponibilità presso Consip, o presso la centrale regionale del bene o servizio che si deve sostituire.

La limitazione dei centri di spesa. In Italia sono troppi i centri di spesa: partendo da questa considerazione il provvedimento di legge si muove per favorirne l’aggregazione, con l’obiettivo di ridurre a un numero ristretto di centrali di committenza le diverse migliaia di stazioni appaltanti. Lo scopo finale dovrebbe essere quello di arrivare a un efficientamento delle procedure di acquisto creando un piano nazionale coordinato del procurement. La norma si indirizza quindi sia agli enti locali, sia alle regioni, ambiti in cui è più frammentata la spesa pubblica. Per gli enti locali si stabilisce che tutti i comuni non capoluogo dovranno procedere all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni dei comuni, ove esistenti, oppure costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni stessi o ancora ricorrendo a un soggetto aggregatore (centrale di committenza).

In alternativa si potrà procedere alla costituzione dell’unione o alla stipula di un accordo consortile, oppure effettuare gli acquisti attraverso gli strumenti elettronici gestiti da Consip o da altra centrale di committenza. Alle regioni si chiede invece di costituire o di designare, entro fine 2014 un «soggetto aggregatore», così rendendo effettivo il contenuto dell’inapplicato articolo 1, comma 455, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Il decreto stabilisce però anche un tetto al numero massimo centrali di committenza che non potranno quindi superare il numero di 35 su tutto il territorio nazionale. Per favorire i processi di aggregazione della domanda, il decreto-legge istituisce un Fondo per l’aggregazione degli acquisiti di beni e servizi, che dovrà finanziare le attività svolte dai soggetti aggregatori; sarà poi un decreto ministeriale a definire i criteri di ripartizione delle risorse del fondo che potrà contare su 10 milioni per il 2014 e 20 per ognuno degli anni a decorrere dal 2015. Il decreto-legge prevede inoltre che venga istituito, nell’ambito dell’Anagrafe unica delle stazioni appaltanti operanti presso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, l’elenco dei «soggetti aggregatori» della domanda, cioè l’elenco delle centrali di committenza (Consip e centrali regionali); sarà poi un Dpcm a stabilire i requisiti delle centrali e il livello ottimale dell’aggregazione sul territorio.

Le novità per la spending review

  • Riduzione della spesa per beni e servizi di almeno 2,1 miliardi
  • Riduzione dei centri di spesa da indirizzare verso un massimo di 35 centrali di committenza
  • Riduzione del 5% per i contratti in essere di acquisto o fornitura di beni e servizi, con rinegoziazione e facoltà di recesso per l’appaltatore, senza penalità
  • Divieto, per i futuri contratti, di superare gli importi dei contratti in essere ridotti del 5%, o i prezzi di riferimento stabilitio dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici
  • Da ottobre 2014 l’Avcp fornirà e pubblicherà online i prezzi di riferimento per gli acquisiti di beni e servizi
  • Online i dati della spesa e l’indicatore di tempestività dei pagamenti
  • Istituito l’elenco dei soggetti aggregatori di cui fanno parte Consip Spa e una centrale di committenza per ciascuna regione

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