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Anticorruzione: gli strumenti per la p.a.

Con la legge anticorruzione recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, approvata in via definitiva dal Parlamento e già firmata dal Capo dello Stato (il testo è atteso in Gazzetta Ufficiale), si apre, per gli enti pubblici, l’operazione legalità: nessuno è escluso da quelli che saranno chiamati a veri e propri straordinari in fatto di controllo e vigilanza. Non mancano le novità, per la pubblica amministrazione, in fatto di procedure, ruoli e normative al fine di contrastare il proliferare dei fenomeni corruttivi negli uffici pubblici. Naturalmente, un occhio di riguardo in più dovrà essere tenuto in quegli ambiti più suscettibili di infiltrazioni ed eventuali scambi di favori tra controparti non esattamente neutrali e, certamente, tra questi settori a rischio figura quello degli appalti e dei bandi di gara pubblici. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, andrà stilato un piano di lungo respiro, sul triennio 2013-2015, per mettere nero su bianco gli obiettivi di lotta e contrasto alla corruzione da parte di ciascuna p.a. Il termine ultimo, per ogni ente che figuri nell’elenco del decreto 165/2011, articolo 1, è fissato al prossimo 31 gennaio. Insomma, la legalità non può attendere e gli enti devono darsi da fare a passo spedito per completare questa prima, importante incombenza regolamentare. Dopodiché, a firmare le linee guida che ogni p.a. avrà deciso di darsi per raggiungere i propri scopi di trasparenza e di correttezza delle procedure, dovrà essere il responsabile anticorruzione, designato, nel frattempo, da parte dello stesso ente. Questa “autorità” nella prassi, finirà spesso per coincidere con la figura del segretario comunale, anche se, eccezionalmente, sono previste specifiche deroghe per comprovate motivazioni. A essere informate del piano triennale, dovranno essere, dunque, la regione di riferimento e il dipartimento di funzione pubblica, che così svolgeranno funzione di raccordo e di controllo affinché l’ente si adoperi fattivamente per portare a compimento le proprie finalità contro il dilagare della corruzione. Un aspetto fondamentale della prevenzione dai fenomeni corruttivi, consta nella formazione del personale in esercizio proprio all’interno di quei settori ritenuti più sensibili: a svolgere il monitoraggio del corretto svolgimento del lavoro d’ufficio, dovrà essere, anche qui, il segretario o il responsabile nominato. Il rispetto dei tempi prefissati per il completamento di un’opera o lo svolgimento di un dato servizio dovrà fungere, poi, da termometro per valutare la possibilità di ingerenze o di collusioni a scopo corruttivo. I procedimenti amministrativi andranno, in questa maniera, evasi negli intervalli previsti, oppure potranno essere soggetti di particolari iter ispettivi da parte dei soggetti responsabili. Anche i pubblici incaricati che presteranno servizio entro questi settori particolarmente in pericolo, dovranno essere inclusi in uno specifico elenco a disposizione delle autorità di controllo, soprattutto per verificare la neutralità di persone selezionate dall’ente senza una procedura concorsuale classica, e specificamente quelle esterne all’ente stesso. Le norme in fatto di lotta alla corruzione nella p.a., comunque, non finiscono qui: presto, il governo dovrebbe esercitare una delega specifica sulla disciplina di eventuali trasgressioni riscontrate nel mancato adempimento dei termini annunciati.

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