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ANCI: Sindaci in Vaticano: “L’accoglienza si faccia istituzione e l’Italia non sia lasciata sola”

ANCI: Sindaci in Vaticano

“L’accoglienza oggi non può più essere mera vocazione ma deve farsi istituzione e integrazione secondo i principi di responsabilità e di sostenibilità. Solo su questi due pilastri può realizzarsi il sistema di accoglienza decentrato e diffuso SPRAR. Purtroppo con l’acuirsi delle crisi e con flussi in continua crescita, i governi nazionali, a partire da quello italiano, hanno messo in campo procedimenti emergenziali che se, da un lato, hanno salvato migliaia di vite umane, dall’altro hanno bypassato il coinvolgimento delle comunità determinando disservizi sui territori che i sindaci continuano ancora oggi a gestire con fatica”. In questo modo il presidente dell’ANCI Antonio Decaro, ha chiuso la serie di interventi dei sindaci italiani intervenuti alla due giorni del summit sull’immigrazione organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze.

“I numeri del fenomeno migratorio a livello internazionale ed europeo, che abbiamo ascoltato in questi due giorni sono impressionanti – ha spiegato Decaro – ed è innegabile il ruolo centrale svolto dall’Italia che, geograficamente, è l’approdo privilegiato delle principali rotte dei flussi che attraversano il mediterraneo. Ovviamente l’impatto di questo fenomeno in tali dimensioni e proporzioni sulle comunità locali che amministriamo è inevitabile anche se non ingestibile”. “Li abbiamo definiti flussi migratori inarrestabili ma a me piace pensare invece che sia il diritto alla vita per se stessi e per i propri figli che si manifesta in milioni di gambe umane che si mettono in marcia verso un luogo dove sia assicurato quel diritto”.

Il numero uno dell’ANCI ha inoltre rimarcato una delle principali richieste dell’Associazione per migliorare la gestione dei migranti, ovverosia il “potenziamento delle commissioni territoriali di ascolto, organo deputato al riconoscimento dello status di rifugiati politici che hanno in attesa centinaia di persone sospese che troppe volte finiscono per trasformarsi in soggetti invisibili”. Inoltre “la rete dell’accoglienza deve essere diffusa, equa e soprattutto deve essere accompagnata da chi la propria comunità e il proprio territorio li vive ogni giorno. Su questa necessità, l’ANCI ha avviato con il Governo italiano un’interlocuzione proficua per costruire una rete di Comuni che faccia sentire la propria voce a livello nazionale ed europeo sull’accoglienza sostenibile, sull’importanza di avviare azioni di integrazione che trasformino l’emergenza in inclusione sociale. Abbiamo davanti a noi un percorso lungo e delicato, che necessita di regole certe ma anche di uno sforzo collettivo che richiede il coinvolgimento di tutti, a partire dai cittadini.

>> Leggi il discorso integrale del presidente ANCI Decaro qui.

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Nel frattempo, il ruolo dei Comuni nel garantire percorsi di integrazione e inclusione sociale di richiedenti asilo e rifugiati attraverso il sistema dello SPRAR è stato al centro di un incontro svoltosi la scorsa settimana (il 7 dicembre) a Bruxelles. Presso il Parlamento europeo – ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e Servizio Centrale dello SPRAR hanno presentato il Terzo Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2016. Il Rapporto fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia e in Europa, proponendo una lettura approfondita del sistema di accoglienza in Italia.

In considerazione del crescente impatto che le decisioni assunte in ambito europeo possono avere sulle politiche e sulle pratiche di accoglienza nei singoli Paesi europei, i promotori del Rapporto hanno ritenuto essenziale aprire quest’anno uno spazio di riflessione e scambio con le Istituzioni europee, basato sui dati che caratterizzano il fenomeno in Europa e in Italia nonché sulla presentazione dello SPRAR, Sistema di protezione per richiedenti Asilo e Rifugiati, quale modello italiano di accoglienza. Un modello che, ponendo al centro il sistema delle Autonomie locali e la collaborazione con le associazioni no profit e del volontariato, garantisce processi decisionali inclusivi che coinvolgono le comunità residenti attraverso modalità di accoglienza diffusa e sostenibile.

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