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Alleanza contro la povertà: “Il Rei non basta”

Fonte: La Repubblica

Le prime critiche al Rei, il nuovo Reddito di inclusione varato dal governo il 29 agosto, arrivano dall’Alleanza contro la povertà. E cioè proprio dalla rete di 35 associazioni del sociale, nata nel 2013, che per prima lo ha promosso. «Un risultato di grande portata, dopo decenni di disinteresse», lo definisce Cristiano Gori, ideatore e coordinatore scientifico dell’Alleanza. Con il rischio però di diventare «l’ennesima riforma incompiuta», se fin da subito non saranno messi nero su bianco le risorse aggiuntive (a regime 7 miliardi all’anno), nella cornice di un vero e proprio Piano triennale nazionale contro la povertà. Il profilo attuale della misura «divide i poveri in due gruppi: i poveri di serie A, che ricevono il Rei, e i poveri di serie B che non lo ricevono». Una «discriminazione» giustificabile «solo se temporanea». Se così non fosse, «sarebbe complicato motivare perché le famiglie giovani con figli minori sì e quelle senza no? E le famiglie con figli maggiorenni? E quelle povere con anziani?». Insomma, per l’Alleanza «un Rei destinato esclusivamente ad alcuni poveri danneggerebbe sia chi vive oggi nell’indigenza sia chi rischia di cadervi domani».
Prima richiesta: gli stanziamenti. L’Alleanza chiede dunque al governo intanto uno sforzo adeguato ai bisogni. In Italia vivono in povertà assoluta 4,75 milioni di persone, cioè il 7,9% della popolazione. Di questi solo il 38% riceverà dal prossimo gennaio il Rei, dunque 1,8 milioni di persone. Troppo pochi. Il 62% ne verrà escluso….

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