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Al palo autorizzazione ambientale unica e controlli semplificati

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA
Controlli sull’attività d’impresa più coordinati, prevedibili e proporzionali alla dimensione e al rischio dell’attività svolta. Ma, anche, meccanismi di incentivazione o disincentivazione basati sulla pubblicità dei risultati finali delle verifiche, con il rilascio di “certificati di ottemperanza” o “bollini” di buona pratica che gli imprenditori più virtuosi potranno vantare sul mercato sapendo che non dovranno subire nuove verifiche dopo poco tempo.
Le linee guida concordate tra ministero della Pubblica amministrazione, Regioni ed enti locali per semplificare il sistema dei controlli (in applicazione dell’articolo 14 del decreto Semplifica Italia di febbraio) sono a un passo dal traguardo, dopo mesi e mesi di istruttoria. Il testo è stato inviato alla Conferenza unificata che potrebbe adottarlo nella riunione, già convocata, del 24 gennaio. Si tratta di un documento leggero, redatto con lo stile dei provvedimenti comunitari di regolazione al termine di un costruttivo confronto tra i tecnici del dipartimento per la Semplificazione amministrativa, le associazioni d’impresa, l’Anci e le regioni capofila di questo cantiere di riforma, vale a dire l’Emilia Romagna, la Lombardia e le Marche.
Le linee guida contengono i principi base cui le amministrazioni territoriali dovranno uniformare le proprie attività di controllo in tutti gli ambiti oggetto di regolamentazione ad esclusione delle leggi fiscali, finanziarie, di salute e di sicurezza sul lavoro. Per alleggerire gli oneri dei controlli – peraltro ancora da quantificare sulla base di un’indagine campionaria che sta facendo l’Istat per palazzo Vidoni – le amministrazioni locali dovranno dare un quadro chiaro e completo (con tanto di check list) delle verifiche cui devono essere assoggettate le imprese. Fondamentale sarà poi il rispetto del principio di proporzionalità al rischio, per rendere le verifiche più mirate ed efficaci, il coordinamento degli interventi anche valorizzando l’incrocio delle banche dati dei vari soggetti pubblici e le modalità di approccio con gli imprenditori, che dovrà essere basato sulla collaborazione reciproca. Si tratta di principi stilati, anche sulla base di una ricognizione delle buone pratiche internazionali, per tentare di mettere a sistema e semplificare una quantità di controlli diversi: si spazia dai vigili urbani alle asl, dalle agenzie regionali per l’ambiente (Arpa) all’antincendio. Si tratterà, poi, di mettere mano allo snellimento delle verifiche di competenza statale.
L’altra semplificazione che potrebbe essere attuata tra gennaio e febbraio è l’autorizzazione unica ambientale (Aua) per le piccole imprese, un Dpr che il Governo ha varato il 14 settembre scorso e che, dopo aver superato le istruttorie di rito, il 20 dicembre ha incassato il via libera della Commissione Ambiente di palazzo Madama. L’ok dell’analoga commissione di Montecitorio dovrebbe arrivare entro il 3 febbraio ma se la scadenza non venisse rispettata il Governo potrebbe procedere al varo comunque, nel rispetto del vincolo dell’ordinaria amministrazione. 
Le linee guida per la semplificazione dei controlli sulle imprese e l’Aua si inseriscono nella più ampia partita del taglio degli oneri amministrativi. Partita che è, però, da completare sia con gli altri interventi anti-burocrazia previsti dal decreto semplifica-Italia sia con le disposizioni che prescrivono alle amministrazioni come fare per indicare ai cittadini e alle aziende i futuri nuovi oneri. L’obiettivo è cercare, quanto meno, di raggiungere il pareggio: l’introduzione di nuovi adempimenti deve essere bilanciato dal taglio di altrettanti oneri. Quadro che in futuro dovrà essere reso pubblico. Al momento il tassello mancante di questo complicato puzzle è la definizione dei criteri per la quantificazione degli oneri introdotti e di quelli eliminati in modo da avere appunto il pareggio. 
Finora, secondo il ministero della Pa, le misure già adottate, comprese quelle del Semplifica Italia, avrebbero garantito un risparmio potenziale di 8,14 miliardi di euro l’anno in termini di minori oneri, il 31,3% del totale stimato in 26 miliardi da Istat e associazioni datoriali. Fuori portata per chiusura della legislatura restano i 4,6 miliardi che si sarebbero potuti risparmiare con la riduzione degli adempimenti formali in materia di sicurezza sul lavoro. Era previsto in un Ddl sui cui destini deciderà il futuro Parlamento.
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