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“Ai cantieri 63-70 miliardi dal Recovery Fund. Il decreto può cambiare, ma niente assalti”

Fonte: Sole 24 Ore

di GIORGIO SANTILLI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

«Il successo del Decreto Semplificazioni si potrà misurare con un parametro oggettivo a fine luglio 2021. Se il numero degli appalti affidati e dei cantieri aperti sarà cresciuto di tot volte rispetto ai periodi ordinari, potremo dire che la missione sarà compiuta. Sono certo che sarà così e auspico che le imprese capiscano che qui abbiamo un’occasione storica di crescita che non va persa: penso alle medie imprese che dopo anni di stagnazione del mercato possono fare il salto e diventare grandi imprese, ma anche alle molte piccole imprese che possono diventare medie. Ecco mi aspetto impegno e fiducia che riusciremo a far ripartire il Paese». Il sottosegretario alle Infrastrutture, Salvatore Margiotta, Pd di Potenza, ha avuto la delega del governo a seguire il decreto semplificazioni in Parlamento per tutta la parte delle opere pubbliche. Ruolo delicatissimo per tenere insieme la maggioranza su un decreto che già nella lunga fase della nascita è stato segnato da scontri fra visioni opposte. «Sento dire – dice Margiotta – che il decreto è blindato in Parlamento e invece io, che da parlamentare di lungo corso conosco l’importanza del Parlamento, dico che il decreto è migliorabile in diversi punti. Conto anche sul contributo delle opposizioni in questo. Penso però, al tempo stesso, che su alcuni aspetti fondamentali, come sugli affidamenti diretti previsti negli articoli 1 e 2 e sui commissari straordinari si sia raggiunto un punto di equilibrio faticoso, ma buono. E su questi auspico che nella maggioranza ci sia un atteggiamento di rispetto e non di assalto».

Fra i punti di equilibrio nobili del decreto Margiotta mette «le misure contro il blocco della firma» dove, per altro, «si può fare ancora qualcosa in più». Così come si può fare qualcosa di più sulla riforma delle procedure della valutazione di impatto ambientale. «Mi pare abbiano ragione quelle imprese pubbliche e private – dice – che lamentano la restrizione dei tempi per le controdeduzioni che deve presentare il soggetto proponente dell’opera mentre sul lato pubblico i termini sono rimasti gli stessi. Penso che la riduzione complessiva dei termini vada lasciata come è, riequilibrando però il taglio dei tempi fra pubblico e privato». Tutti – dice il sottosegretario – oggi devono fare la loro parte e trasmettere l’idea che vogliamo accelerare, non tenere in piedi procedimenti per tergiversare. Sempre sul rapporto «fondamentale» con il privato, «un tassello mancante del decreto è una semplificazione per il project financing e il partenariato pubblico-privato». Stesso discorso sulla rigenerazione urbana «che va rafforzata anche con una riscrittura più in profondità del testo unico dell’edilizia». Su tanti fronti «le risorse private sono decisive e bisogna consentire loro di giocare un ruolo nell’ammodernamento del Paese».

E qui è inevitabile toccare il tema dei fondi già disponibili e di quelli in arrivo con il Recovery Fund. «Si accredita anche a livello europeo – dice Margiotta – che saranno destinati fondi tra i 63 e i 70 miliardi agli investimenti pubblici e alle infrastrutture in particolare. Se a questi aggiungiamo i 130 già stanziati e confermati dal Def, di cui un centinaio disponibili, abbiamo un piano da 200 miliardi». Per fare cosa? Anzitutto Italia Veloce, «il programma uscito anche dagli Stati generali come un punto di riferimento»: l’Alta velocità di rete che – dice Margiotta rivendicando l’impostazione del Pd- «può unire l’Italia e si collega al lavoro iniziato nella scorsa legislatura con la cura del ferro e Collegare l’Italia». Il sottosegretario ricorda che «già nel Dl rilancio abbiamo finanziato i progetti per la Salerno-Reggio e la Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia, mentre va presa in considerazione la proposta del ministro Franceschini di un’Alta velocità adriatica». E anche sul Ponte sullo Stretto («opera cui ero favorevole anche quando ero il solo nel Pd») «si sta valutando cosa fare»: è un segnale importante – aggiunge Margiotta – «che nelle ultime dichiarazioni, sia pure caute, non lo abbiano escluso né la ministra De Micheli né Franceschini né il presidente del Consiglio e che anche nei Cinque stelle si sia aperta una discussione».

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