Questo articolo è stato letto 9 volte

Aggiustamento verso 8 miliardi: così il Governo negozia con l’Unione europea

Fonte: Sole 24 Ore

di MARCO ROGARI e GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Dal Consiglio dei ministri che ieri sera ha chiuso l’ennesima giornata campale del governo giallo-verde arrivano i primi numeri dell’«aggiustamento» con cui Roma prova a convincere i partner Ue a fermare la procedura d’infrazione. L’obiettivo costruito fra il ministero dell’Economia e Palazzo Chigi punta a ridurre di 10 miliardi fra quest’anno e il prossimo il deficit strutturale, quello al netto di una tantum ed effetti del ciclo al centro delle regole Ue. E il percorso si avvia con le due mosse decise dall’Esecutivo dopo che di prima mattina il ministro dell’Economia Tria aveva portato a Palazzo Chigi le carte: una delibera conferma il taglio dei due miliardi «congelati» dalla manovra, con un atto ufficiale indispensabile per portare queste risorse nell’assestamento di bilancio. E proprio l’assestamento rappresenta la seconda mossa.
Nel documento, che ieri a Palazzo Chigi ha passato una sorta di primo esame in attesa del varo ufficiale possibile solo dopo il giudizio di parificazione della Corte dei conti in calendario mercoledì prossimo, confluiranno le maggiori entrate tributarie e straordinarie calcolate nelle scorse settimane.

Il saldo dell’operazione vale circa 3,2 miliardi. Ed è il frutto dei 6 miliardi di entrate aggiuntive, da riscossione fiscale e dividendi di Bankitalia e partecipate, depurati dai 2,8 di maggiori spese necessarie a chiudere l’assestamento. A facilitare il percorso c’è anche un comma infilato alla Camera nel decreto crescita, il 9-quater dell’articolo 29. La normetta cancella l’obbligo di destinare al fondo per il venture capital almeno il 15% dei dividendi delle partecipate del Tesoro: poche righe, che ammainano un’altra delle bandiere M5s ma portano qualche centinaio di milioni ai saldi di finanza pubblica.
Il pacchetto deciso ieri, insomma, vale 5,2 miliardi sul 2019, e porterebbe il deficit di quest’anno a quota 2,2%: il calcolo deve infatti partire dal 2,5% che si raggiungerebbe senza la «clausola Tria» da due miliardi, la cui attivazione era stata confermata nel Def che infatti fissa il disavanzo a 2,4%. I due provvedimenti, insomma, rappresentano il primo passo: che avvia l’aggiustamento dei conti da presentare a Bruxelles, ma non lo completa.

In gioco su quest’anno c’è però un’altra voce, cioè le ormai celebri «minori spese» da reddito di cittadinanza e quota 100. La quantificazione ufficiale per ora è ferma poco sotto gli 1,3 miliardi, che porterebbero quindi il conto complessivo dell’aggiustamento a 6,5 miliardi e il deficit al 2,1% indicato da Tria nei giorni scorsi. Ma è stato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico a confermare i tre miliardi di “risparmi” 2019 circolati nelle scorse settimane. Ed è questa la cifra destinata a finire nelle tabelle anti-procedura: cifra che porta l’aggiustamento di quest’anno a 8,2 miliardi, limando il deficit a quota 2% del Pil.
Fin qui il lavoro di forbici sul 2019. A fermare la definizione ufficiale dell’aggiustamento 2020 è per ora un intreccio complicato fra questioni tecniche e politiche. In realtà il premier Conte vuole portare già oggi al consiglio europeo le prospettive di una finanza pubblica italiana che nel 2020 taglia ulteriormente il deficit di tre decimali, come da Def approvato dal Parlamento, e soprattutto ferma l’aumento del debito pubblico. Sfida complicata, soprattutto per le incognite che continuano a circondare il mancato avvio del piano straordinario di privatizzazioni; ma anche in questo caso vengono in aiuto le minori spese per reddito di cittadinanza e pensioni. Nel 2020, quando i fondi messi dalla manovra crescono oltre i 16 miliardi, un “risparmio” analogo a quello di quest’anno varrebbe intorno ai 5 miliardi di euro.

Il nodo però è politico. Perché un programma di questo tipo impone a Lega e Cinque Stelle di rinunciare in modo strutturale a utilizzi alternativi dei fondi non spesi. Anche per questo ieri le fonti governative hanno enfatizzato la decisione sui due miliardi, politicamente neutra perché già assunta da mesi, mettendo in ombra il dibattito nel governo sull’«atto» da presentare a Bruxelles con gli impegni formali chiesti dalla Ue. Nelle ipotesi del pomeriggio per concretizzare l’impegno assunto dallo stesso Conte al Quirinale si sono rincorsi un decreto legge per rimodulare subito i fondi e un «atto di indirizzo» con cui il governo prova a fissare i binari per i conti 2020. Il confronto fra la linea Tria-Conte che blinda i saldi e quella dei Cinque Stelle e soprattutto della Lega che provano a tenersi le mani un po’ più libere è confluito nel consiglio dei ministri serale, iniziato dopo le 21 con un’ora abbondante di ritardo e protrattosi fino a tarda sera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *