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Smart working e ingressi differenziati: cosa cambia per il pubblico impiego dopo il D.P.C.M. 24 ottobre 2020

Smart working e ingressi differenziati: cosa cambia per il pubblico impiego dopo il D.P.C.M. 24 ottobre 2020

Come anticipato questa mattina nell’edizione della Gazzetta degli Enti Locali, il D.P.C.M. 24 ottobre 2020 pubblicato ieri pomeriggio in Gazzetta Ufficiale, non propone disposizioni innovative in tema di lavoro agile (smart working) per le pubbliche amministrazioni. Vengono tuttavia ribaditi gli inviti a limitare le riunioni ed a prevedere orari di ingresso differenziati per il personale, nonché torna ad essere previsto il vincolo del collocamento in smart working di almeno il 50% dei dipendenti.
In linea generale pertanto, le amministrazioni pubbliche, nel collocare in lavoro agile nella attuale fase di emergenza almeno il 50% di quelli impegnati nelle attività che possono essere svolte in tale modalità, devono applicare il principio della rotazione, fatta salva la preferenza per i lavoratori cd. fragili, devono di norma alternare la presenza negli uffici allo smart working, devono collocare in lavoro agile i dipendenti in quarantena, sono stimolate ad ampliare la flessibilità oraria in entrata ed in uscita e possono fornire le attrezzature necessarie per lo svolgimento di queste attività ai propri dipendenti. Possono essere così riassunte le principali indicazioni dettate dal decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione del 19 ottobre, che rilancia infatti la utilizzazione del lavoro agile nella attuale fase di emergenza, ma a condizione che non vi sia un pregiudizio per la funzionalità degli enti e per i servizi dagli stessi erogati. In premessa va ricordato che il decreto si appa a tutti gli enti pubblici.

>> Leggi anche La Pubblica Amministrazione si trova in semiletargo, non possiede strumenti per lo smart working (intervista a Pietro Ichino).

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