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Smart working, il 94% dei dipendenti pubblici intende proseguire

Smart working

Nonostante l’avvio “forzato”, causa emergenza Coronavirus, l’esperienza dello smart working nella Pubblica Amministrazione per l’88% dei dipendenti è stata di successo e il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare da remoto. Sono alcuni dei risultati dell’indagine, intitolata “Strategie individuali e organizzative di risposta all’emergenza”, condotta da Fpa tra il 17 aprile e il 15 maggio 2020 e pubblicata questa mattina sul Sole 24 Ore, cui hanno partecipato in totale oltre 5.200 persone, di cui l’81% (4.262) dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Smart working: l’indagine di FPA

A inizio 2020, prima dell’emergenza Coronavirus, solo nel 8,6% delle pubbliche amministrazioni di provenienza degli intervistati lo smart working era una modalità di lavoro diffusa, mentre nel 45,8% era attiva una sperimentazione limitata a un gruppo di dipendenti; per il 39,2% dei dipendenti non era possibile lavorare in smart working nella loro organizzazione. Per effetto delle misure per il contenimento dei contagi, lo smart working «d’emergenza» è stato introdotto nel 98,8% delle amministrazioni degli intervistati, in alcuni casi come unica misura per la gestione del personale, nel 41% dei casi accompagnato dalla presenza in ufficio a turni e nel 40,5% dalla richiesta di utilizzare ferie e riposi arretrati.

Uno sguardo sul futuro immediato: il 40% dei dipendenti pubblici continuerà l’esperienza del lavoro agile

L’indagine – si legge nell’articolo di Daniela Casciola pubblicato sul Sole 24 Ore di questa mattina, “ha messo in luce anche il fatto che la maggioranza dei dipendenti ha dovuto utilizzare Pc, cellulari e connessioni internet personali, senza ricevere una formazione specifica. Lo smart working ha permesso al 69,5% del personale della PA di «organizzare e programmare meglio il proprio lavoro», al 45,7% di «avere più tempo per sé e per la propria famiglia», al 34,9% di «lavorare in un clima di maggior fiducia e responsabilizzazione». In 7 casi su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% dei lavoratori l’efficacia è persino migliorata (per un altro 40,9% è rimasta analoga). Per oltre il 50% la relazione con i colleghi è invariata, per il 20% addirittura migliorata. E se – come ha sottolineato la Ministra della Pa Fabiana Dadone – una volta tornati alla normalità almeno il 40% dei dipendenti pubblici dovrà adottare una modalità di lavoro agile, questi si dicono pronti: il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare in smart working. Ma per la maggior parte (il 66%) il lavoro da casa deve essere integrato con dei rientri in ufficio organizzati e funzionali”.

* In collaborazione con Mimesi s.r.l.

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