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I rimborsi spesa forfettari sono costi della politica da limitare e controllare

Fonte: Sole 24 Ore

di CARMELO BATTAGLIA e DOMENICO D’AGOSTINO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Con la Deliberazione n. 58/2019/PAR, la Corte dei conti, Sezione del controllo per la Regione Sardegna, ha evaso una richiesta di parere avente ad oggetto il rimborso forfettario delle spese liquidabile al Sindaco ed agli Assessori comunali in base all’eventuale normativa regionale, in materia di oneri connessi all’esercizio delle funzioni elettive; in particolare, la Corte ha chiarito come il rimborso debba essere calcolato non in base alla misura intera, stabilita dal Dm Interno n. 119/2000, bensì in base alla misura ridotta del 10%, stabilita dall’articolo 1, comma 54, Legge n. 266/2005. La Corte, infatti, ha evidenziato che il rinvio al quantum dell’indennità di funzione, prevista dalla “Tabella A” del Dm 119/2000, non può che essere inteso come decurtato – in modo permanente secondo la giurisprudenza della Corte
dei conti, anche in sede nomofilattica – ai sensi dell’articolo 1, comma 54, Legge 266/2005, ispirato al contenimento dei cd costi della politica. Inoltre, anche al fine di evitare il rischio di un surrettizio incremento dell’indennità di funzione, ove ammissibile, detto rimborso si ritiene onnicomprensivo di tutte le spese sostenute nell’esercizio del mandato elettorale, considerato che né la legge regionale né il regolamento di attuazione contemplano una specifica categoria di oneri rimborsabili quanto, piuttosto, tutti quelli, ammissibili e strettamente generati dalla funzione, che non siano espressamente vietati o ritenuti tali secondo la giurisprudenza, e già valutati nella loro diversa graduabilità in sede di definizione dei tetti massimi.

Secondo la Corte, ferma restando la discrezionalità della potestà legislativa e regolamentare della singola istituzione regionale, che può prevedere ulteriori meccanismi indennitari – sotto forma di rimborso spese, per incentivare l’attività politico-amministrativa – è necessario che tale potestà incontri precisi limiti in ordine alla ragionevolezza e razionalità delle misure incentivanti o premiali e che le stesse misure siano correlate a dati oggettivi, ovvero a parametri legati al raggiungimento di risultati amministrativi chiari. In particolare, avendo dovuto analizzare ed applicare il regolamento della Regione Sardegna, la Corte ha convenuto che le misure ivi previste sono “corrette” e conformi alla normativa contenuta nel Tuel: è previsto, infatti, che la quantificazione del limite massimo del rimborso forfettario attribuibile ai Sindaci, diversificato per fasce demografiche dei comuni, non possa essere superiore al 50 per cento dell’ammontare lordo dell’indennità di funzione loro attribuita, ai sensi dell’articolo 82 del Dlgs 267/2000 (Tuel). Altresì, in ragione dei principi di effettività e di ragionevolezza della spesa, stabilisce che si tenga conto: a) di una stima comparativa delle spese connesse alla dimensione demografica e territoriale del comune amministrato; b) delle spese di assicurazione contro i rischi conseguenti all’espletamento del mandato, ai sensi dell’articolo 86, comma 5, Dlgs 267/2000; c) delle diverse forme e modalità di partecipazione del comune all’esercizio delle funzioni svolte a livello sovracomunale. Alla luce di tutto ciò, il regolamento regionale stabilisce un criterio inversamente proporzionale di commisurazione del rimborso rispetto all’indennità di funzione, che fissa il limite massimo nel 50% dell’indennità ministeriale per i Comuni fino a 3.000 abitanti, nel 40% per gli Enti da 3.000 a 5.000 abitanti, nel 20% per gli Enti da 5.000 a 15.000 abitanti, nel 15% per gli Enti da 15.000 a 30.000 abitanti e nel 10% per tutti gli altri Enti.

La Corte ha, dunque, ribadito che questi sono i limiti massimi dei rimborsi previsti rispetto ai quali l’Ente, nell’ambito della propria discrezionalità, dovrà valutare la meritevolezza delle esigenze sottese al rimborso, ferma restando la sussistenza della spesa – sempre da ispirare a principi di effettività e ragionevolezza -, oltre che la presenza di una copertura – da rinvenire nei risparmi di spesa raggiunti nell’esercizio delle proprie funzioni -, in base al descritto processo motivazionale ed alle relative quantificazioni di entrata e di spesa. Da ultimo, e non per importanza, la Corte ha segnalato come si debba evitare che siffatte misure si convertano, indebitamente, in una sorta di retribuzione integrativa della funzione. La causa giustificativa di quello che è definito, in sede regolamentare, come rimborso in termini forfettari, nonché il presupposto richiesto dalla norma di legge per la sua corresponsione, è la sussistenza di una spesa/onere che sia verificabile, nel suo sostenimento e nella sua riconducibilità alla funzione, sebbene l’erogazione avvenga in misura forfettaria e non analitica

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