Questo articolo è stato letto 3 volte

Vigili, messi e impiegati “speciali” gli 800 che non timbrano il cartellino

Circa 800 dipendenti comunali senza obbligo di “timbrare il cartellino”. Per loro non c’è l’assillo della coda davanti alla macchinetta delle presenze dove “strisciare” il proprio tesserino elettronico identificativo due volte al giorno, all’entrata e al-l’uscita. Nonostante la volontà del direttore generale Gaetano Lo Cicero – che ha tra le sue priorità proprio quella di installare le macchinette in tutti gli uffici – ci sono edifici dove ancora il controllo delle presenze è “fai da te”. Per loro dunque, poco più del 10 per cento dei settemila dipendenti, l’assenteismo è solo presunto. E si calcola in base ai giustificativi caricati ogni mese per ogni singolo dipendente. La Sispi nel 2008 – quando ha redatto il primo aggiornamento sulle presenze dei lavoratori – ha chiarito chi erano i dipendenti che non timbravano il cartellino: ci sono molti vigili urbani. I 122 agenti che fanno parte del nucleo della polizia giudiziaria, 28 del reparto mobilità, una sessantina delle verbalizzazioni. Il motivo è semplice: la maggior parte degli agenti prende servizio direttamente in strada. E poi ci sono 30 dipendenti del settore impianti sportivi, 17 del servizio cultura, 80 del settore Ambiente e territorio. Non timbrano nemmeno 378 degli oltre 600 dipendenti delle Attività educative. Poi ci sono le categorie “speciali”, come i messi comunali che passano il badge quando prendono servizio ma che, lavorando in giro per la città per la consegna di notifiche, non hanno l’obbligo di tornare indietro alla fine dell’orario di lavoro. Ma nel loro caso, visto che a ciascuno viene assegnato un carico giornaliero di lavoro, controllare la produttività è facile. Più difficile è, per esempio, in alcune società comunali: a partire dalla Gesip, un mese fa un operaio è stato beccato a vendere panelle durante l’orario di lavoro, dove c’è ancora chi utilizza il foglio di presenza, autocertificando, cioè, le ore di lavoro. Capita soprattutto con i giardinieri che lavorano al verde. La società, che ha appena nominato un liquidatore, è sull’orlo del crac: il 30 luglio scade l’ennesima proroga, ma ieri il sindaco ha incontrato i sindacati, insieme con il nuovo commissario liquidatore Piero Mattei, per rassicurali sulla nuova proroga. Contro i fannulloni Cammarata ha dichiarato che non sarà morbido. Ma l’assen-teismo è di casa anche all’Amia Essemme: da gennaio a giugno sono state oltre 400 le contestazioni del cda agli spazzini che non sono stati beccati in servizio, ma il fenomeno non accenna a diminuire come dimostrano i cestini pieni in mezza città. Contro l’assenteismo si batte anche il nuovo management dell’Amia: i commissari sono arrivati a fare un blitz a sorpresa sia nei due autoparchi che in discarica. Per quanto riguarda il Comune, Gaetano Lo Cicero ha le idee chiare: «Se le risorse finanziarie ce lo consentiranno installeremo entro la fine dell’anno le macchinette per registrare le presenze in tutti gli uffici che ne sono ancora sprovvisti che, a dire il vero, sono la minoranza».

Continua a leggere su: Repubblica, Palermo

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>