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Veneto preso in giro

Venti milioni di euro da dividere con altre Regioni colpite dal maltempo sono un finanziamento o una inaccettabile presa per i fondelli? Per i veneti, tutti i veneti, non solo quelli travolti oggi da un’alluvione peggiore di quella che nel ’66 sommerse Venezia e Firenze, è giusta la seconda. Una mancetta vergognosa per la locomotiva d’Italia che ogni anno versa 44 miliardi nelle casse dello Stato. Tre morti, 550 mila persone coinvolte nel disastro, 6 mila sfollati, case a aziende sotto un metro e mezzo d’acqua soprattutto nel Padovano e nel Vicentino, l’autostrada A4 allagata e chiusa per tre giorni, almeno un miliardo di euro di danni. E, ripetono da queste parti, cosa fa il governo? Allunga qualche spicciolo ai soliti mona e polentoni senza nemmeno ipotizzare successivi interventi . Una beffa, un oltraggio, una presa per il sedere. La rabbia monta di ora in ora ed esplode quando si viene a sapere che il numero uno della Protezione Civile andrà in pensione anticipata il prossimo 11 novembre, nel bel mezzo della catastrofe. Arriva serafico a Padova il sottosegretario Guido Bertolaso e sostiene che lo Stato non è assente e che qualcuno provvederà dopo di lui alla bisogna. Non poteva rinviare di un paio di mesi l’uscita di scena si chiedono i giovani angeli del fango che a Vicenza sono lì che spalano la melma portata dal Bacchiglione fin dentro il Teatro Olimpico firmato nel 1580 dal Palladio? Le televisioni private (Rete Veneta e 7 Gold in particolare) che hanno seguito minuto per minuto l’esondazione di fiumi e fiumiciattoli ricevono migliaia di telefonate, mail e sms di uomini e donne disaperati. Hanno perso tutto e danno sfogo all’indignazione. Molti propongono di non pagare più il canone alla Rai, perché la televisione pubblica continua ad occuparsi solo di Ruby e di Avetrana, e lo stesso vale per le reti Mediaset dove nei notiziari si dà a questa specie di tsunami che ha investito un’economia già in crisi lo stesso spazio riservato alla morte del polpo Paul. I tre ministri veneti, Maurizio Sacconi, Giancarlo Galan e Renato Brunetta, si accorgono di quanto sta avvenendo 24 ore dopo l’inizio di quello che è ancora oggi un calvario per una grossa fetta della popolazione. Nemmeno un cenno dal Colle. Il presidente Giorgio Napolitano commenta amaramente il crollo della casina dei gladiatori a Pompei ma si dimentica dei 131 Comuni devastati da un’ondata impressionante di acqua e di fango. Ancora oggi a Bovolenta, a Casalserugo, a Ponte di Piave, paesi della Bassa Padovana, ci sono famiglie senza luce e gas bloccate ai piani alti di case e cascine completamente circondate dall’acqua gelida, quasi che la laguna di Venezia avesse deciso improvvisamente di espandersi altrove. Perché le immagini che solo in Veneto sono state diffuse (anche i grandi giornali nazionali sono praticamente assenti) mostrano barche, barchini, gommoni e canoe, percorrere gli specchi d’acqua formatisi un po’ ovunque. Ieri pioveva di nuovo e pioverà ancora ma la situazione non dovrebbe peggiorare ulteriormente. Tutti hanno un diavolo per capello. Si sta parlando di una maxi marcia su Roma: niente a che fare con la passeggiata dei 400 sindaci veneti ai tempi del movimento 20% Irpef guidato da Antonio Guadagnini, ma centinaia di migliaia di veneti decisi a farsi sentire e vedere sotto i palazzi di un potere cinico e indifferente che li ha completamente dimenticati. E’ tutto un coro: solo perché siamo bravi e sappiamo arrangiarci da soli meritiamo di non essere mai aiutati? Dobbiamo cavarcela anche con questi chiari di luna con una emergenza che non ha precedenti? Il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro è stato il primo a chiedere l’esenzione fiscale di tre anni per gli alluvionati e la sospensione del patto di stabilità che ha impedito a molti sindaci di investire contro il rischio idraulico. Ma il governatore Luca Zaia sta per chiedere al governo di trattenere in Veneto una percentuale dell’Irpef. Gli imprenditori sono stati ancora più duri. Se non dovessero arrivare i soldi che ai veneti spettano non pagherebbero più le tasse. Bisogna ovviamente fare anche un po’ di autocritica: a quanti sostengono che questo disastro è stato provocato solamente dall’eccezionalità delle precipitazioni va fatto presente che in un’area del paese dove l’80% del territorio è a rischio idrogeologico esiste una tale sovrapposizione di consorzi di bonifica, Ato, magistrati delle acque ed enti di controllo vari da fare accapponare la pelle. Tante autorità che drenano risorse e vanno ciascuna per conto proprio in assenza di un commissario. Per questo il sospetto che i 400 mln investiti durante il regno dell’ex governatore Galan siano stati investiti male e che molti abbiano fatto solo finta di lavorare è fondto. D’altra parte, come dice il sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, rinforzare gi argini, pulire fiumi e torrenti e fare chilometri di fognature, non crea consenso. Meglio fare il passante e il Mose per conquistare voti. Poi però sono dolori e parte la caccia ai responsabili che in genere si conclude sempre così: «tutti colpevoli, nessun colpevole». L’importante ora è che dallo Stato arrivino gli schei. Altrimenti il rischio che una colonna di autobotti cariche di acqua e fango (qualcuno propone vino rosso, come dire: vi dobbiamo dare anche il sangue?) da versare davanti a Palazzo Chigi è altissimo.

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