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Utilities, nuovi duelli sotto i campanili

Dopo l’energia e il gas, anche l’acqua e i rifiuti vanno sul mercato. E la guerra per la leadership scoppia subito fra Roma e Torino. La prima scadenza, per le municipalizzate italiane, è dietro l’angolo. La liberalizzazione, secondo i regolamenti attuativi del decreto Ronchi, entrati in vigore a fine ottobre, procede in due tappe: a fine 2010 stop a tutte le gestioni affidate direttamente senza gara e apertura della nuova stagione di gare; entro il 2011 le municipalizzate, che hanno al loro interno anche la fornitura d’acqua, potranno conservare le concessioni solo se gli azionisti pubblici scenderanno sotto il 40%. Per le quotate in Borsa la quota pubblica dovrà scendere al 40% entro il 2012 e al 30% entro metà 2013. Era Da qui al traguardo di giugno 2013, i comuni dovranno mettere sul mercato le loro quote eccedenti il 30%, per un valore complessivo di oltre 2,2 miliardi di euro. E le grandi manovre sono già cominciate. La prima a posizionarsi è Iren, la nuova multiutility nata dalla fusione della ligure-piemontese Iride con l’emiliana Enìa, che ha aperto il capitale dei suoi servizi idrici a un privato di rango: F2i, il fondo guidato da Vito Gamberale, promosso dalla Cassa depositi e prestiti con l’immediata adesione delle fondazioni bancarie e delle grandi banche. Conclusa con successo l’Opa di Iren sulla genovese Mediterranea delle Acque e riscattata la quota del colosso francese Veolia, la nuova società San Giacomo, al termine degli aumenti di capitale previsti, avrà come azionista di maggioranza Iren al 65% e come partner industriale il fondo di Gamberale al 35%, con un’ulteriore opzione del 5%. La società così predisposta è il contenitore ideale per consolidare anche la torinese Smat, la siciliana Acque Potabili e i servizi idrici ora gestiti da Enìa, nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, prossime a Mediterranea delle Acque per contiguità territoriale e azionaria. Le premesse per la nascita di una Veolia italiana, dunque, ci sono tutte: l’ipotesi di un simile allargamento, dopo oltre un anno di trattative complesse fra Iren e F2i, è la seconda fase naturale di un processo in cui la prima fase è già andata in porto. Fronte Sull’altro fronte, con la separazione da Gdf-Suez, Acea è uscita dalla produzione elettrica, cedendo quasi tutte le centrali, e vuole focalizzarsi sulle forniture idriche, di cui è già leader nazionale con 8 milioni di utenti in quattro regioni. Il piano industriale 2011-2013, appena varato insieme all’ingresso di Paolo Gallo (ex amministratore delegato di Edipower) come nuovo direttore generale, prevede 1,3 miliardi di investimenti, concentrati per oltre il 70% nell’idrico e nella distribuzione elettrica. Ora Acea ha bisogno di una cura mirata per tagliare i costi, pari a 2,4 miliardi nel 2009. Gallo è stato chiamato proprio per questo: ripulire le sacche di inefficienza del gruppo. Poi Acea sarà più libera di espandersi nel core business , inteso come acqua. Il suo impero già si estende su ampie fette di Lazio, Campania, Umbria e Toscana, ma potrebbe espandersi ulteriormente. «A questo contribuiranno le opportunità fornite dal decreto Ronchi: parteciperemo alle gare nei prossimi mesi», ha detto l’amministratore delegato Marco Staderini. Per crescere in questo mercato, però, le manca un partner privato disposto a mettere sul piatto cifre importanti. Il comune, oggi al 51%, deve cedere oltre il 10% della società entro il 2012 e un altro 10% entro giugno 2013, per un valore complessivo di almeno 400 milioni. Le voci di mercato suggeriscono Francesco Gaetano Caltagirone, primo socio privato della multiutility capitolina, che già quest’estate ha acquistato azioni Acea, portando la sua partecipazione al 13,4% del capitale, con una riduzione al 25% del flottante in Borsa. Ma parlando della privatizzazione, Gianni Alemanno ha detto chiaramente qualche giorno fa che «un sindaco può e deve dire dei no a Caltagirone, Toti o a qualsiasi altro costruttore, per perseguire l’interesse generale». I giochi, dunque, sono ancora aperti. Ma il tempo stringe. Per crescere nell’acqua, Acea dovrà vedersela con i torinesi. Iren si è già portata avanti e il nuovo polo del Nord-Ovest avrà tutte le carte in regola per competere con l’attuale leader nazionale.

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