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Uno statuto per i mini-enti

Meno adempimenti in materia di opere pubbliche, semplificazioni sul personale e sul controllo di gestione, sostegno alle attività economiche e culturali, tutela del patrimonio artistico e ambientale. Ma anche tutta una serie di opportunità destinate ad agevolare la vita di chi vive nei centri sotto i 5 mila abitanti. Dalla possibilità di pagare le tasse dal tabaccaio a quella di registrare le nascite nei piccoli comuni anche se avvenute altrove. Dopo due tentativi andati a vuoto nelle precedenti legislature, la proposta di legge di Ermete Realacci (Pd) e Maurizio Lupi (Pdl) per la valorizzazione dei piccoli comuni è tornata alla ribalta. In una versione riveduta e corretta che è stata approvata ieri all’unanimità dalla camera (432 voti a favore, due astensioni e nessun contrario) a seguito dell’accelerazione impressa dalla commissione bilancio. «Decisiva è stata la volontà di licenziare il provvedimento sulla base di un profilo finanziario più limitato», ha spiegato a ItaliaOggi il deputato Pd, Paola De Micheli, «a quel punto sul testo si è trovato un accordo bipartisan come dimostrato dalla nomina di un relatore del Partito democratico (Massimo Vannucci ndr) e dal voto unanime dell’aula». Il clima di concordia tra maggioranza e opposizione ha rischiato di incrinarsi quando un emendamento della stessa De Micheli è stato approvato (con 274 sì e 266 no) nonostante il parere contrario del governo. La proposta di modifica (all’art.3) conteneva proprio la delega sulle semplificazioni in materia di opere pubbliche, personale, uffici e controllo di gestione. Ma il governo, pur condividendolo, aveva chiesto all’opposizione di ritirarlo per ripresentarlo all’interno del Codice delle autonomie. «D’accordo con l’Italia dei valori abbiamo deciso di portarlo ugualmente in votazione», rivela De Micheli. E, anche a causa di numerose defezioni tra i banchi della maggioranza, il governo è andato sotto. Un incidente di percorso che però non ha impedito il voto unanime di Montecitorio. A questo punto bisognerà vedere se questo terzo tentativo di disegnare un sistema di regole ad hoc per i centri sotto i 5 mila abitanti (che rappresentano il 70% del totale dei comuni italiani), riuscirà ad essere approvato da entrambi i rami del parlamento. Un’impresa mai riuscita in passato visto che due volte su due il testo Realacci-Lupi si era impantanato dopo il sì di una sola delle due camere. Tra le altre novità introdotte a Montecitorio la necessità di assicurare servizi postali efficienti nei piccoli comuni. Questo grazie ad apposite convenzioni con cui le Poste si impegneranno a mantenere gli uffici aperti a fronte della gestione delle tesorerie comunali. All’ultimo momento è saltata la previsione di una lotteria istantanea ad hoc, sostituita con una dotazione di 44 milioni di euro l’anno da destinare prioritariamente agli enti in condizioni di disagio.

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