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Un’altra fiducia sul fisco comunale

Perché porre l’ennesima questione di fiducia sul decreto legislativo del federalismo fiscale comunale? Molto semplice: per garantire la Lega. Pur se la base parlamentare del governo è tornata in sicurezza, la maggioranza è lontana dalla tranquillità di un solido distacco dalle opposizioni. Quindi, a scanso di qualsiasi sorpresa, la fiducia costringe tutti a uscire allo scoperto. Inoltre, essa rimarca il peso dal governo attribuito al provvedimento, diretta conseguenza dalla funzione di simbolo, di icona, di feticcio, assegnatagli dalla Lega. I leghisti, pur di azzittire i rumorosi e insoddisfatti militanti, avevano fatto ricorso a un atto di forza, palesemente incostituzionale, sapendo già di doverne pagare le conseguenze col ritorno dello schema di decreto legislativo al Parlamento. Per loro si era trattato di un semplice slittamento di tempi, con la sola aggravante di una figuraccia sul piano istituzionale. Oggi, però, bisogna passare all’incasso, evitando ogni, pur ipotetico, rischio. Se al Senato il margine dei voti è ampio, alla Camera Bossi non si fida né di tutti i «responsabili», né dei cani sciolti soliti appoggiare la maggioranza. Dunque, meglio affrontare la pessima immagine del ricorso a una nuova fiducia, che rischiare qualche sgradito sgambetto. D’altra parte, la posizione della fiducia non reca fastidio alcuno a Silvio Berlusconi, il quale non ha mai mancato di far notare come il procedere a colpi di fiducia possa essere il sistema più rapido e sicuro e, alla fine, indolore, per portare a casa le leggi dalle Camere. Semmai, il problema sarà per l’avvenire, per i decreti-legge, per quelli (non molti) predisposti per passare in sicurezza il vaglio del Colle che fossero sottoposti a mega emendamenti per ottenere la fiducia. Ecco, in questo caso si presenteranno i problemi che l’ultimo intervento del capo dello Stato ha rilevato, causando dolore al Cav.

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