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Una solidarietà da 2,5 mld

Con il via libera al secondo anticipo del fondo di solidarietà, nelle casse dei comuni arrivano 2.471 milioni di euro. Ma per diversi sindaci i conti non tornano. Ieri, il ministero dell’interno ha erogato un ulteriore acconto (dopo quello pagato a fine febbraio) delle spettanze 2013, in attuazione di quanto disposto dall’art. 7, comma 1, del decreto Imu (dl 102/2013).

Tale norma, in realtà, ha previsto un’iniezione di liquidità per complessivi 2,5 miliardi (si veda ItaliaOggi del 3 settembre). La differenza (-29 milioni) rispetto a quanto effettivamente trasferito dal Viminale è dovuta al fatto che, per alcuni enti, l’assegnazione è stata sospesa o ridotta di importo in conseguenza dell’applicazione delle sanzioni per la violazione del Patto di stabilità interno dell’anno 2012 o di altre annualità, ovvero di quelle per il mancato rispetto degli adempimenti sulla deficitarietà strutturale di cui all’articolo 242 del Tuel.

Pur con questa precisazione, in non pochi casi le cifre hanno talora disorientato amministratori e ragionieri. Vediamo perché. A differenza della tranche di febbraio, che era stata quantificata in percentuale (20%) rispetto a quanto trasferito nel 2012, la seconda, come spiegato nella relazione tecnica del dl 102, è stata calcolata sulla base di una possibile distribuzione del nuovo fondo, tenendo conto sia del primo acconto corrisposto, sia dei recuperi da operare sugli enti cosiddetti «incapienti», per i quali l’assegnazione è negativa, ossia dà luogo a recuperi.

Conseguentemente, l’anticipo è stato riconosciuto esclusivamente a favore dei comuni per i quali il fondo assume valori positivi. Per contro, i comuni per i quali l’importo è pari a 0 non hanno ricevuto più nulla e potrebbero dover restituire una parte di quanto già incassato.

Il problema è che la metodologia e le specifiche utilizzate per fare i conteggi non sono state rese note e diversi enti si trovano spiazzati dai numeri contenuti nell’allegato 1 al dl 102.

In mancanza del riparto ufficiale e definitivo (che secondo la legge di stabilità avrebbe dovuto essere disposto entro la metà di maggio…), ogni ente è stato infatti costretto a simulare la propria situazione, tenendo conto dell’impatto presunto dei tagli previsti dalla spending review (che valgono 2.250 milioni di euro e vanno ripartiti in base ai consumi Siope 2010-2012) e della diversa ripartizione del gettito dell’Imu prevista per quest’anno rispetto allo scorso.

Proprio dal confronto fra i dati stimati «in proprio» e quelli del secondo anticipo, emergono non poche incongruenze. Il caso più problematico è quello di chi aveva previsto per il proprio ente un fondo negativo (cioè si aspettava di dover mettere mano al portafoglio e versare una parte della propria Imu allo stato) e invece si trova a ricevere ulteriori somme.

È possibile anche il caso inverso (enti che hanno ricevuto meno di quanto si attendevano), ma trattandosi, per l’appunto, di un anticipo, dovrebbe arrivare un successivo conguaglio. In tutti i casi, è indispensabile che si proceda quanto prima al riparto definitivo del fondo o, quantomeno, che vengano resi noti i parametri sulla base dei quali è stata operata la nuova assegnazione, in modo che ogni ente possa ritarare le proprie stime.

Come già evidenziato su ItaliaOggi del 31 agosto scorso, inoltre, è necessario concedere una proroga anche ai comuni che hanno già varato il bilancio di previsione, consentendo loro di differire fino al 30 novembre l’approvazione della deliberazione consiliare sugli equilibri di bilancio. Un adempimento, quest’ultimo, che deve essere compiuto entro il 30 settembre, ma che, nell’attuale fase di incertezza, risulta praticamente impossibile.

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