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Una Scia bloccata dai dubbi

Dovrebbe arrivare in settimana un primo chiarimento del governo sull’applicazione all’edilizia della Scia (segnalazione certificata di inizio attività). L’istituto, introdotto dalla manovra finanziaria di luglio (articolo 49, comma 4-bis del Dl 78/2010, come convertito dalla 122/2010) è nato per le attività produttive, con lo slogan «imprese in un giorno » e l’obiettivo di consentire l’avvio dell’attività subito dopo aver autocertificato il possesso di requisiti e presupposti. Ma il fatto che la norma sia generale (sostituisce l’articolo 19 della legge 241/1990) e non modifichi esplicitamente il testo unico edilizia (Dpr 380/2001) ha gettato nel caos gli uffici edilizia privata di tutti i comuni, che in questi giorni post-ferie stanno adottando almeno tre linee diverse su come gestire il nuovo istituto: «Scia sì», e dunque non si accettano più le Dia; «Scia no», e dunque avanti con le Dia (lavori solo dopo 30 giorni); «Scia forse», e nell’incertezza si accettano anche le vecchie Dia. A dominare tra gli enti locali è soprattutto l’incertezza, e gli uffici del ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, padre della norma insieme al titolare della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sono stati sommersi di quesiti e richieste di chiarimenti. «Il Governo ? spiega Giuseppe Chiné, capo dell’ufficio legislativo del ministro Calderoli ? sta lavorando per dare un chiarimento, coordinato tra i vari ministeri interessati. Forse arriverà già in settimana». Non è detto, però, che una risposta a quesiti sia sufficiente a dare certezze. «Secondo noi ? sostiene il direttore dell’urbanistica al comune di Firenze, Domenico Palladino ? la Scia non si applica all’edilizia. La norma è sulle attività produttive e il commercio. Comunque ammetto che c’è incertezza, aspettiamo lumi, ma per ora continuiamo a chiedere la Dia». Incalza il direttore edilizia del Comune di Venezia, Oscar Girotto: ««Il testo è scritto male, non si può con due parole abrogare tutta la legislazione nazionale e regionale in materia di Dia. Noi per ora andiamo avanti con le Dia». «Anche tra noi ? racconta Claudio Demetri, direttore del settore Dia del comune di Torino ? c’è molta incertezza. Io penso che non si applichi, ma aspettiamo lumi da regione e governo. Per ora comunque continuiamo ad accettare le Dia. Se qualcuno presentasse la Scia? Accetteremmo anche quella». Questo originale doppio regime è applicato da altri importanti comuni, come Modena, Bologna, Genova, Perugia. «A Roma ? spiega il capo dipartimento urbanistica, Errico Stravato ? per ora continuiamo ad accettare le Dia, e non la Scia. Ma siamo in attesa di un parere dell’avvocatura, credo che alla fine applicheremo il nuovo istituto agli interventi oggi con Dia». Altri grandi comuni sono invece certi dell’applicazione della Scia all’edilizia, e da subito non accettano più le vecchie Dia. Tra questi Milano, Napoli, Bari.Sono per l’applicazione anche Brescia e Verona, anche se prudentemente gli uffici accettano per ora anche le Dia. Tuttavia molte perplessità sulla nuova normativa arrivano anche da chi non ha dubbi sul fatto che si debba applicare all’edilizia. «La norma è un po’ un pastrocchio ? ammette Giancarlo Bianchi Janetti, responsabile sportello unico edilizia a Milano ? ad esempio sui beni vincolati, che sono esclusi dalla Scia, ma non si capisce quale procedura si debba applicare. Comunque non succederà assolutamente nulla, nessuno partirà subito con i lavori nelle more dei controlli da fare entro 60 giorni ». «Partire subito è rischioso per i privati», conferma a Napoli Maria Aprea, direttore sportello unico. «Quasi nessuno lo farà prima dei 60 giorni», concorda da Bari il direttore Giovanni Biancofiore. All’opposto, alcuni temono non la prudenza, ma la spregiudicatezza dei privati. Pur convinto che la Scia vada applicata, ad esempio, l’assessore all’edilizia di Napoli, Pasquale Belfiore, sottolinea «il rischio dell’abuso edilizio. Specie in una città come la nostra è chiaro che ci preoccupa la possibilità di avviare subito i lavori».

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