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Una girandola di scadenze e aliquote

Le 104mila aliquote fiorite intorno all’Imu fino ai giorni immediatamente precedenti al saldo del 16 dicembre hanno rappresentato un record nella pur complessa storia fiscale italiana. Il primato, però, è destinato a durare poco: la Tasi promette di fare meglio. Perché con le regole attuali e il correttivo predisposto dal Governo lascia a ogni Comune la possibilità di incrociare in modo diverso tre variabili: aliquote, detrazioni e scadenze per il pagamento.

Proprio quest’ultimo rischia di essere la mina che fa saltare il banco e che può mandare in cortocircuito i contribuenti insieme ai professionisti e ai centri di assistenza fiscale che li assistono.

Per cercare di fare ordine, occorre ricordare che la Iuc, la nuova imposta “unica” comunale che da quest’anno sarà il pilastro dei bilanci locali, si divide in tre componenti. L’Imu, che rimane per seconde case, capannoni, negozi, alberghi e per tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale e dalle sue pertinenze, contrinua a seguire le vecchie regole e prevede due pagamenti annuali con l’acconto del 16 giugno e il saldo del 16 dicembre. La Tari, che prova definitivamente a sostituire la Tares e le altre sigle delle tasse sui rifiuti, e la Tasi, il nuovo tributo sui servizi indivisibili comunali come illuminazione, verde pubblico, sicurezza e così via sono invece nuovi di zecca e trovano la loro disciplina nella legge di stabilità 2014. Una disciplina superfederalista, che lascia ai Comuni la decisione sulla rateizzazione e sulle scadenze: l’unica indicazione centrale è quella di prevedere di norma due rate, a distanza di almeno sei mesi l’una dall’altra, mantenendo comunque la possibilità di prevedere un pagamento in soluzione unica al 16 giugno. Non solo: i pagamenti di Tari e Tasi possono anche essere fissati «in modo anche differenziato» fra di loro.

Il quadro si è delineato dopo che il Parlamento ha cancellato la previsione originaria della legge di stabilità, che per la Iuc fissava quattro rate annuali partendo dalla data ambiziosa ma irrealistica del 16 gennaio.

Con la nuova regola, però, gli 8.092 Comuni italiani possono decidere ciascuno almeno quattro date diverse, due per la Tasi e due per la Tari, a cui si aggiungono le due date canoniche dell’Imu, a metà giugno e a metà dicembre.

Una volta risolti i rompicapi della finanza locale e chiusi i bilanci preventivi, operazione da compiere entro il 28 febbraio dopo la prima proroga già concessa ai Comuni, ogni giorno diventa quindi buono per qualche scadenza fiscale in qualche Comune qua e là per il Paese. Per i contribuenti si aprirà la caccia alle informazioni sui siti Internet dei singoli enti, dal momento che non è più nemmeno previsto l’obbligo di pubblicare tutte le decisioni locali nel database unico del dipartimento delle Finanze. Per i professionisti e per i centri di assistenza fiscale, che seguono una pluralità di contribuenti con immobili in Comuni diversi, la sfida si fa avvincente ma impossibile da condurre a termine con successo.

Tanto più che i calendari locali a geometria variabile si innestano su un’imposta, la Tasi, che moltiplica gli elementi da considerare per determinare l’imposta a carico di ciascun contribuente. L’Imu, che pure era riuscita a totalizzare le 104mila aliquote citate all’inizio (si veda anche Il Sole 24 Ore del 12 dicembre), era almeno abbastanza stabile dal punto di vista delle detrazioni per l’abitazione principale, che nell’ampia maggioranza dei casi sono rimaste fedeli alle disposizioni statali (200 euro di base e 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni) e solo in pochi Comuni sono cresciute oltre quelle soglie. Nella Tasi, invece, la variabilità sarà la cifra dominante, tanto più alla luce del correttivo che ora il Governo progetta di tradurre in emendamento per dare più spazio agli sconti comunali. Lo 0,8 per mille aggiuntivo potrà essere applicato all’abitazione principale, agli altri immobili oppure diviso fra le due “categorie”, e andrà a finanziare sconti che in ogni Comune possono variare nella consistenza e nella platea di contribuenti interessati.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

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