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Un Patto regionale double face

Fonte: Italia Oggi

Entro il 31 ottobre le regioni dovranno definire il menù degli interventi finalizzati ad alleggerire il Patto di stabilità interno degli enti locali. Dei due strumenti a disposizione dei governatori, la parte del leone spetterà al Patto verticale, mentre il suo omologo orizzontale sembra destinato ad un mezzo fallimento.

Patto verticale. Non sono poche le regioni disposte ad accettare un peggioramento del proprio obiettivo di Patto per alleviare quello di province e comuni. In pole position troviamo ancora una volta il Piemonte, da sempre all’avanguardia in materia: già a luglio la giunta guidata da Roberto Cota aveva messo sul piatto un plafond da 250 milioni di euro, che ora potrebbe essere ulteriormente incrementato. Complessivamente ancora più sostanziosa l’operazione in corso di definizione nel Lazio, che potrà contare su una dote di 450 milioni, comprensivi, però, anche degli spazi recuperati via Patto orizzontale (che in questa regione sembra funzionare meglio che altrove, anche grazie alla presenza di ben 32 enti locali virtuosi che cederanno una quota del proprio obiettivo). Più contenuti ma tutt’altro che irrilevanti gli interventi delle altre regioni. Se la Lombardia ha già deliberato un plafond di 70 milioni, l’Emilia-Romagna sta per varare un intervento da circa 100 milioni, mentre la Toscana ne ha messi a disposizione 55. Ancora da quantificare, invece, lo sforzo delle regioni più piccole, come Liguria e Umbria. È interessante notare come quest’anno la generosità abbia contagiato anche regioni fin qui piuttosto restie ad allentare i cordoni della borsa: è il caso del Veneto (che negli anni scorsi aveva addirittura deliberato in senso contrario all’attuazione del Patto verticale e che ora potrebbe elargire una cinquantina di milioni), ma anche della Puglia (in passato frenata dalle difficoltà a rispettare il proprio stesso Patto). Certamente, quindi, nel 2011 si supererà ampiamente il risultato realizzato un anno fa, allorché le regioni liberarono risorse per poco più di 500 milioni.

Patto orizzontale. In questo caso le performance sono decisamente meno esaltanti. In parte la causa va ricercata nella diversa struttura del Patto di province e comuni, che essendo ancorato ad obiettivi di saldo (mentre quello delle regioni si basa sui tetti di spesa) pone maggiori difficoltà di programmazione. Ma certamente pesano anche il ritardo con cui è stato emanato il decreto del Mef recante la disciplina del meccanismo e la notevole complessità di quest’ultima. Essa, infatti, impone agli enti locali che beneficiano di una quota di obiettivo ceduto da altri enti locali di restituirla interamente entro il biennio successivo, accollandosi una sorta di debito, per di più a tasso variabile, non essendo certa l’entità della correzione richiesta negli anni a venire. Ecco perché, a parte la già segnalata eccezione del Lazio, in molti territori si sta manifestando, oltre che (come prevedibile) una carenza di offerta, anche una paradossale carenza di domanda. Un effetto, quest’ultimo, certamente inatteso, considerata la «fame» di spazi finanziari che attanaglia la maggior parte dei comuni e delle province.
Se il decreto arriva a tempo scaduto. I comuni e le province che prevedono di conseguire un differenziale positivo o negativo rispetto al proprio obiettivo di Patto comunicano alle regioni entro il 15 ottobre l’entità degli spazi finanziari che sono disposti a cedere o di cui necessitano e le modalità di recupero o cessione dei medesimi spazi nel biennio successivo. Lo prevede il decreto del Mef che detta le linee guida del Patto orizzontale, che però è arrivato in G.U. solo il 18 ottobre. Ecco perchè alcune regioni (ad esempio la Lombardia) hanno previsto un piccolo slittamento della scadenza (peraltro non consentito dalla lettera del decreto ritardatario). Ma le regioni hanno tempo solo fino al 31 ottobre.

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