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Un pacchetto di sconti per il patto di stabilità

Garanzia degli sconti determinati dalla Robin Tax, pagelle più semplici per individuare i «virtuosi», esclusione dai vincoli per i «grandi eventi» e regole su misura per Roma Capitale. Negli emendamenti del relatore alla legge di stabilità arrivano le nuove regole del Patto di stabilità interno per gli enti territoriali, che attenuano il conto per sindaci e presidenti di provincia e provano a risolvere i nodi attuativi più intricati delle manovre estive. In linea con le richieste complessive, che tra vecchie e nuove manovre determinano per il 2012 una stretta da 11,2 miliardi tra Regioni ed enti locali, vengono confermati gli indicatori previsti da applicare alla media triennale (2006/08) della spesa corrente per individuare gli obiettivi di bilancio: 15,6% per i Comuni (che nel 2013 diventa 15,4% con l’estensione del Patto agli enti fra mille e 5mila abitanti), 16,5% per le Province (19,7% dal 2103). Non tutti gli enti, però, pagheranno questo pegno, perché i «virtuosi» saranno esclusi e caricheranno il loro peso sugli altri. L’emendamento, di conseguenza, fissa un tetto che impedisce alle percentuali da applicare ai «non virtuosi» dopo questa mossa: 16% per i Comuni (15,8% dal 2013) e 16,9% per le Province (20,1% dal 2013). Questi numeri sono anche il frutto degli sconti agli enti territoriali per la Robin Tax, che nelle manovre estive erano solo eventuali e ora vengono certificati con tanto di distribuzione: 760 milioni vanno alle Regioni ordinarie, 370 a quelle a Statuto speciale, 520 milioni ai Comuni e 150 alle Province. Un ulteriore alleggerimento da 65 milioni per i Comuni, 95 per le Regioni e 20 per le Province è il “fossile” dei vecchi sconti previsti per i virtuosi, a cui invece la manovra-bis di Ferragosto chiede solo di raggiungere l’equilibrio di bilancio, escludendoli tout court dal contributo alla manovra. I «virtuosi» saranno quelli che entreranno nella prima delle due classi di merito (nella manovra estiva se ne prevedevano quattro): per individuarli, si utilizzeranno solo quattro indicatori, fondati su rispetto del Patto, autonomia finanziaria, equilibrio di parte corrente e capacità di riscossione, mentre i parametri più complicati pensati dalla manovra estiva (dalla convergenza con i fabbisogni standard all’incidenza della spesa di personale) vengono rimandati al 2013; abbandonato per sempre, invece, il «coefficiente di correzione» per premiare chi migliora. Resta da capire quanti saranno gli enti «di prima classe». Un ulteriore sconto è poi previsto per chi otterrà i premi (in tutto 250 milioni all’anno) destinati a chi cede quote societarie. Un trattamento a sé, invece, si profila per Roma. La Capitale continuerà anche nei prossimi anni a trattare vis à vis con il ministero dell’Economia i propri obiettivi di bilancio, seguendo il modello avviato (con qualche incaglio) nel 2011, anno di rientro del Comune nei vincoli di finanza pubblica.

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