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Un federalismo zeppo di incognite

Un federalismo fiscale zeppo di incognite. Dalla totale assenza di perequazione infrastrutturale all’impatto che la riforma avrà sulle regioni del Sud, dallo status dei territori autonomi al trasporto pubblico locale, passando per i tagli della manovra, sono tanti i punti interrogativi che giorno dopo giorno si addensano attorno al decreto legislativo sull’autonomia fiscale regionale approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri. E che rischiano di mettere in stallo i lavori della Conferenza delle regioni a cui entro il 28 ottobre si chiede il parere definitivo sul testo. Per questo Vasco Errani, presidente del parlamentino dei governatori, ha annunciato una serie di sedute straordinarie della Conferenza che si terranno il 26 e il 27 ottobre, allo scopo di dipanare una matassa che si annuncia sempre più ingarbugliata. Il primo a prendere le distanze dal decreto è stato il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo che, dopo l’intervista rilasciata a ItaliaOggi (si veda il numero di ieri) dal suo assessore all’economia, Gaetano Armao, ha ribadito: «Questo decreto per le regioni a statuto speciale non ha valore». Ed è tornato a chiedere che la (limitata) applicazione del federalismo ai territori autonomi sia oggetto di trattativa e confronto con ciascuna regione speciale. La Sicilia lavora però anche su un altro fronte, quello meridionalista. L’obiettivo è disegnare una strategia comune di tutte le regioni del Mezzogiorno sul Patto per il Sud, lanciato dal ministro Raffaele Fitto, ma anche sull’utilizzo dei fondi Fas e ovviamente sulla perequazione infrastrutturale, la grande assente del decreto fino ad ora («e questa è una palese violazione della legge delega», fa notare Armao). Altro tema caldo (e particolarmente sentito dai governatori del Sud, ma non solo) è quello del passaggio ai costi standard che dovrebbe essere graduale e che invece non sembra tale. Errani insiste: «Bisogna definire prima i Lea (Livelli essenziali di assistenza) e i Lep (livelli essenziali delle prestazioni), cioè dire ai cittadini italiani quali servizi sono garantiti». E fa un esempio: «È necessario stabilire non solo quanto costa un bambino all’asilo nido ma anche a quante famiglie lo stato vuole fornire questo servizio, che oggi in media viene erogato al 10% delle famiglie, ma in Emilia Romagna a circa il 30%». Incognite arrivano pure dal trasporto pubblico locale, su cui la Conferenza delle regioni ha deciso di avviare un tavolo di confronto, assieme a quello che dovrà occuparsi di valutare l’incidenza della manovra sul dlgs. «Con quei tagli le regioni non sono in grado di assicurare nulla», ha detto Errani. E anche dai comuni arrivano critiche. «La legge di stabilità, approvata dal cdm non sembra proporre le innovazioni che, come Anci, avevamo chiesto», lamenta il presidente Sergio Chiamparino. «Ribadiamo l’assoluta necessità, che per il 2011, si facciano degli interventi a sostegno della finanza locale che sarà fortemente penalizzata dai tagli ai trasferimenti erariali e regionali», ha proseguito. «In caso contrario il processo del federalismo avrebbe un peso attaccato al collo che difficilmente potrebbe consentirgli di partire».

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