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Un contratto per gli stranieri

Un contratto per chi arriva in Italia. Non di lavoro, ma di cittadinanza. Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il d.P.R. che istituisce l’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. L’accordo prevede che gli stranieri che entrano per la prima volta in Italia, di età superiore ai 16 anni, possano stipulare un accordo con lo Stato. Lo straniero si impegna ad acquisire la conoscenza della lingua italiana e una sufficiente conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia. Lo Stato assicura allo straniero la partecipazione gratuita ad una sessione di formazione civica di durata tra le 5 e le 10 ore. Lo straniero, che frequenta i corsi, partirà con 16 crediti e dovrà arrivare alla soglia di 30 crediti. Al termine del biennio si svolgerà gratuitamente un test inerente la conoscenza della lingua e della cultura civica. Per i crediti inferiori a 30 ci sarà una proroga annuale dell’accordo. Per i crediti pari o inferiori a zero ci sarà l’espulsione dello straniero. Per il Ministro dell’interno, Roberto Maroni, l’accordo di integrazione fra lo Stato e lo straniero è “un’iniziativa importante che va nel senso della responsabilizzazione e dell’integrazione dello straniero. È un’innovazione molto rilevante sul tema della gestione dei flussi di cittadini stranieri”. Il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi sottolinea: “Non è affatto uno strumento punitivo, ma consente alla persona immigrata di far valere positivamente ciò che realizza. Non è un percorso ad ostacoli, sollecita i minimi requisiti di volontà di integrazione”. I crediti ottenuti dallo straniero verranno decurtati in caso di mancata frequenza ai corsi, e nei casi di condanna penale anche non definitiva, di sottoposizione a misure di sicurezza personali anche in via non definitiva, di commissione di gravi illeciti amministrativi o tributari.

FEDERALISMO
Il Consiglio dei Ministri ha anche approvato in via definitiva l’ottavo e ultimo decreto legislativo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, riguardante i premi e le sanzioni per gli enti locali. Ne ha dato notizia il Ministro Roberto Calderoli, sottolineando con soddisfazione che “in virtù dell’approvazione definitiva di questo decreto il percorso di attuazione della riforma federalista si può quindi ritenere compiuto per la sua parte più rilevante”. Il decreto aveva ricevuto il giorno prima il via libera da parte della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, senza ricevere alcun voto contrario, con il voto favorevole dell’Italia dei Valori e l’astensione del Pd e del Terzo Polo. “Il fatto che nessuno, in commissione bicamerale, abbia espresso una contrarietà rappresenta un risultato importante, e persino necessario, trattandosi di un decreto così delicato”, ha voluto sottolineare Calderoli.
“Prendiamo atto – ha riconosciuto il Ministro – della contrarietà espressa da comuni, province e regioni, contrarietà annunciata e che ovviamente avevamo già data per scontato, perché d’altronde non si può chiedere all’oste se il suo vino è buono o agli automobilisti se siano contenti di essere multati, tuttavia siamo e restiamo convinti che si tratti di un decreto molto equilibrato e comunque assolutamente necessario”. Quest’ultimo decreto, ha voluto sottolinear ancora Calderoli, introduce anche altre “innovazioni decisive”. Come “la relazione di fine mandato, per cui prima delle elezioni dovrà essere pubblicato sul sito della regione e di ogni ente locale un bilancio certificato dei saldi prodotti, cioè un bilancio certo e chiaramente leggibile a tutti gli elettori”. E dunque “finiranno quelle prassi dove un presidente di regione o un sindaco impiegano mesi per sapere qual è il buco lasciato dalla amministrazione precedente. Prassi che inquinano gravemente il processo elettorale: su cosa votano gli elettori se i saldi veri si scoprono solo dopo le elezioni?”. “Finalmente – ha detto ancora Calderoli – la prassi del federalismo diventa quella vera: ti abbiamo chiesto questo con le imposte, lo abbiamo speso così, adesso tu ci giudichi con il voto. È la fine di un epoca di sprechi e l`inizio di un nuovo volto della nostra democrazia”.
Ma non è tutto. “Con questo decreto – ha spiegato- vengono anche potenziati i fabbisogni standard per lo Stato e la responsabilità dei ministri che spendono più di quanto necessario. E “vengono introdotte innovazioni come la certificazione del livello di evasione fiscale delle realtà regionali e vengono previsti dei piani di rientro con premi e sanzioni”. Inoltre, “vengono previsti premi per le regioni che, nella sanità, introducono centrali acquisti e favoriscono l’applicazione dei DRG anche per il sistema pubblico”.

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