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Tutto è perduto fuorché l’onere (urbanistico)

I  bilanci dei comuni vivono da anni in un precario equilibrio e per coprire le uscite correnti sempre più si fa ricorso a entrate straordinarie. Avanzi di amministrazione dell’anno precedente, gettito degli oneri di urbanizzazione, plusvalenze da alienazioni sono dirottate non a investimenti ma a ripianare il deficit di gestione. Basti pensare che, solo per i capoluoghi di provincia, i preventivi 2010 mostrano un rosso di oltre 900 milioni di euro. I comuni fanno fronte come possono là dove non bastano trasferimenti, tributi e tariffe. Per anni, è stata utilizzata soprattutto la leva degli oneri di urbanizzazione. Per evitare il crack, il governo ha infatti concesso agli enti locali di utilizzare il 75% di questi proventi straordinari per pagare il conto dei dipendenti e dei servizi ordinari. Si tratta di una deroga alla legge di bilancio, prorogata di triennio in triennio. Lo stesso accadrà, salvo sorprese, anche per il periodo 2011-2013: il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha già “tranquillizzato” i sindaci. Del resto, ridurre al 25% la quota degli oneri di urbanizzazione destinata alle spese correnti, come stabilisce la norma, significherebbe privare i comuni di 1,5 miliardi. Per dare un’idea a livello locale, a Milano gli oneri di urbanizzazione messi a bilancio nel 2010 sono pari a 180 milioni, ossia 139 euro per abitante. Ad Agrigento si pagano 128 euro pro capite per tenere sotto controllo i conti del comune; a Roma l’importo è di 80 euro e a Torino di 76. Tuttavia, nonostante l’apertura sull’utilizzo degli oneri di urbanizzazione, il quadro rimane critico. In questo scenario, a Padova, si apre oggi l’assemblea nazionale dell’Anci, l’associazione dei comuni: una nuova occasione, da parte dei sindaci, per chiedere di spalmare i tagli ai trasferimenti erariali, rinviando parte della manovra al 2012.

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