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Turismo, sfida del Fai al ministro Brambilla “Affidi a noi la gestione dei grandi siti culturali”

CUNEO – «Il Fai vuole mettere a disposizione la propria esperienza per salvare il turismo del paese, che è a rischio. Il ministro Maria Vittoria Brambilla dice che è aumentato del 2%, ma quando vado in giro per l’Italia tutti gemono e si lamentano. I parchi inoltre, con i tagli previsti, sono a rischio di chiusura. Ma noi abbiamo la ricetta, che è data dalla creazione di circuiti in cui si associno arte, cultura, buon cibo e artigianato. Questa è la formula vincente, ci affidino i grandi siti culturali, persino la Valle dei Templi di Agrigento, noi sapremo come rilanciarli». Arrivano dal Castello della Manta il grido di dolore, e la proposta, della presidente onoraria del Fai Giulia Maria Crespi. Lì, a pochi chilometri da Cuneo, la combattiva signora ieri ha tagliato il nastro del nuovo relais ristorante recuperato dall’architetto Paolo Pejrone nell’ex cascina del maniero già dei marchesi Saluzzo della Manta, che conserva straordinari affreschi medievali. E ha usato toni e parole forti: «L’Italia dovrebbe essere al primo posto nelle classifiche del turismo, nessuno ha le nostre bellezze, invece non è così. Basta costruire aeroporti, per questo i soldi si trovano, basta portare i giapponesi a vedere Roma e Venezia. Occorre collegare tra loro i luoghi di un territorio con circuiti piacevoli e lenti, slow, proprio come il cibo di Petrini. Noi ci riusciamo, contenendo pure le spese». Un esempio è per lei il Piemonte, che anche grazie al Fai è riuscito a mettere in rete i castelli, il paesaggio, le montagne, la produzione locale e il buon cibo. «É così che si creano indotto e posti di lavoro, l’abbiamo fatto al Castello di Masino e lo stiamo facendo qui a Manta. Ma i politici queste cose non le capiscono, e tanto meno il ministro Vittoria Brambilla, perché questo non è il suo mestiere ». E proprio ai politici vanno le accuse per la situazione in cui versano i 24 parchi nazionali e i 144 regionali. Sui primi si sta per abbattere la scure di Tremonti: per l’anno prossimo i fondi a disposizione saranno quasi dimezzati, da 54 a 30 milioni. «Come si può con cifre così irrisorie prevenire gli incendi, impedire l’abusivismo, rispettare l’equilibrio idrogeologico? Ci sono poi i casi limite, come il Parco del Ticino che è destinato a morire dal momento che vogliono aprire una terza pista a Malpensa, incombe inoltre la minaccia di un secondo scolmatore che andrà a finire dritto nel fiume, con gravi conseguenze per l’in-quinamento». E ancora i circuiti: «Non siamo la Francia, negli italiani è insita la cultura locale. Approfittiamo allora delle nostre bellezze e offriamole nel giusto modo al pubblico, grazie anche al fatto che spesso i luoghi da visitare si trovano vicini l’uno all’altro. É vero, le aziende scappano all’estero, ma la Cappella Sistina e il Castello della Manta non se ne possono andare, nemmeno Capri e San Fruttuoso».

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