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Triplice, Brunetta rivuole 15 mln

Riunioni sui contratti, direttivi sindacali, vertenze individuali, manifestazioni, tutti appuntamenti ai quali non si può mancare. E così è successo che negli uffici pubblici i sindacalisti si siano assentati dal lavoro più di quanto fosse concesso alla loro sigla di appartenenza. Hanno insomma sforato il tetto dei permessi. Tante ore di lavoro ingiustamente sottratte che il ministro della funzione pubblica ha conteggiato in denaro contante. E ora ha presentato il conto. Chiedendo indietro il maltolto per ogni singola amministrazione: circa 20 mila quelle interessate. Nei tre anni 2007, 2008 e 2009 il debito più forte, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è quello maturato dalla Triplice, circa 15 milioni di euro . In testa la Cgil che avrebbe un’esposizione sui 6 milioni di euro, seguita dalla Cisl a quota 5 e la Uil sui 3,5 milioni di euro. Le prime avvisaglie che i conti non tornassero si erano avute nel 2009, ora dopo il sì delle Regioni (gli enti locali sono i più coinvolti), è partita la richiesta di restituzione. Si tratta solo di vedere in che modo. Nei prossimi giorni, l’Aran, l’agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego, dovrebbe chiamare al tavolo le sigle coinvolte per cercare un’intesa, in base a una direttiva dello stesso Brunetta. I sindacati sono pronti a battersi per attutire il colpo: le ipotesi vanno dal restituire il lavoro mancato con nuovo lavoro aggiuntivo fino alla rateizzazione anche decennale. Dalle parti di Palazzo Vidoni, invece, si punta ad ottenere la restituzione dei permessi in altrettanti permessi. Se non si troverà un accordo, però, scatterà la richiesta del denaro contante. Le amministrazioni più esposte sono gli enti locali e la sanità. Mentre nella scuola addirittura si sarebbero utilizzati meno permessi di quanto previsto. E però compensazioni non sono all’ordine del giorno. Ma c’è chi, tra le sigle, prima di restituire (in ore o in denaro) vuole vedere le carte, capire per ogni singolo ufficio quanto è l’ipotetico abuso. E se ci sono state responsabilità da parte della stessa amministrazione, che i permessi li ha accordati. Insomma, la situazione è meno semplice di come si presenta, ecco perché anche Brunetta preferirebbe un accordo. Intricata, la vicenda, come quella sulle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie. All’ultimo tavolo all’Aran, la Cgil ha chiesto di andare subito al voto per insaccare il consenso dei lavoratori pubblici mentre Cisl e Uil hanno spinto per il rinvio delle elezioni a dopo al riforma dei comparti della pa. Antonio Naddeo, commissario straordinario dell’Aran, proverà a trovare un’intesa la prossima settimana. E rispondendo alle accuse della Cgil dice: «Nessuno rinvio sine die nelle elezioni delle Rsu ma serve individuare una data comune a tutti i sindacati; trovo assurdo fare protocolli diversi con date diverse. Ma se l’intesa non sarà possibile, ogni sindacato sarà libero di indire le elezioni nella data che vuole. Ogni sindacato, non solo la Cgil».

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