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Trigilia, avanti su Agenzia e fondi

Arrivare in porto con l’Agenzia per i fondi Ue, che dovrebbe avere il via libera definitivo della Camera il 30 ottobre, e riaprire la partita del cofinanziamento nazionale ai fondi europei del ciclo 2014-2020 nella legge di stabilità. Sono i due obiettivi del ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia, che si fa forte del sostegno di Giorgio Napolitano.

Il Presidente della Repubblica lo ha incoraggiato di persona nell’incontro di giovedì scorso al Quirinale e poi ha ribadito pubblicamente il sostegno al ministro nell’intervista al direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, trasmessa al convegno dei Giovani industriali di Napoli venerdì scorso. Napolitano ha detto, in quella occasione, che l’Agenzia è un’innovazione fondamentale «per non disperdere risorse in mille rivoli», che la spesa dei fondi Ue restano la carta per lo sviluppo del Sud e che Trigilia, come il suo predecessore Fabrizio Barca, stanno facendo un buon lavoro per superare le inefficienze del passato.

La partita dell’Agenzia è ormai vicina al traguardo, al netto di imboscate sempre possibili (ma ormai improbabili) in Parlamento. Il decreto legge 101, approvato al Senato, alla Camera ha giusto il tempo per una rapida conversione. Il compromesso raggiunto a Palazzo Madama rende tranquillo Trigilia: con la soppressione della norma che prevedeva l’assunzione di 120 persone aggiuntive si è di fatto sminato il tema più insidioso. All’Agenzia andranno 200 unità del Dipartimento per le politiche di sviluppo (Dps) oggi in organico allo Sviluppo economico.

Il ministro è soddisfatto del testo uscito dal Senato: con l’affidamento all’Agenzia di un potere sostitutivo nella gestione diretta dei programmi, si è evitato di svuotare il ruolo della nuova struttura. Non mancano, d’altra parte, i paletti che rendono digeribile il compromesso anche a quei Governatori che si erano mostrati più agguerriti, come Niki Vendola: l’Agenzia potrà esercitare i poteri sostitutivi solo in casi di «inerzia o inadempimento» delle amministrazioni titolari, a condizione che vi sia «mancato rispetto delle scadenze del cronoprogramma» e comunque l’intervento sostitutivo si renda «necessario al fine di evitare il disimpegno automatico dei fondi erogati». Per il resto Trigilia conta sul beneficio che arriverà a tutte le amministrazioni centrali e periferiche dal sostegno e dall’assistenza tecnica costanti che l’Agenzia potrà svolgere.

Nel decreto c’è un altro passaggio non trascurabile. Nel rafforzare i poteri di indirizzo e coordinamento della Presidenza del Consiglio (e del ministro per la Coesione territoriale) si chiarisce che a Palazzo Chigi viene ancorata la programmazione del Fondo coesione e sviluppo (Fcs), terza gamba della programmazione che nel ciclo 2014-2020 varrà 54,8 miliardi e sarà destinato totalmente alle infrastrutture. Il Fcs ha sostituito il Fas che fu oggetto di battaglie epocali fra Economia e “resto del mondo” perché usato, soprattutto dall’ex ministro Giulio Tremonti, per finanziamenti di ogni genere senza alcun riguardo per lo sviluppo del Sud.

L’altra battaglia di Trigilia sarà per il cofinanziamento nazionale ai Fondi Ue. Chi gli sta vicino assicura che il ministro non si è fatto rassegnato a quel “taglio” di 5,2 miliardi imposto dalla legge di stabilità. Il ministro ha chiesto da sempre la conferma del parametro storico di un cofinanziamento nazionale del 50% rispetto alla programmazione Ue: la legge di stabilità assegna, però, solo 24 miliardi rispetto ai 29,2 accordati in bilancio dalla Ue all’Italia. Al ministro questa quota del 46-47% non va giù e promette ancora battaglia in Parlamento, sperando forse che le Regioni stavolta siano dalla sua parte.

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