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Tremonti converte Alemanno al federalismo coi soldi del Gra

Con l’introduzione del pedaggio sul grande raccordo anulare della Capitale, tutti i politici romani si sono trasformati in federalisti convinti. Da Gianni Alemanno a Renata Polverini, da Nicola Zingaretti ad Antonio Tajani, oltre a romani di adozione come i ministri Franco Frattini e Raffaele Fitto, tutti a chiedere che i 35, 40 milioni dei pedaggi che arriveranno dalla messa in pagamento del Gra vengano investiti per nuove infrastrutture sul territorio. Così con un sol colpo il ministro dell’economia Giulio Tremonti, che all’interno della manovra finanziaria ha introdotto il pedaggio sull’anello stradale intorno a Roma, è riuscito a convincere l’establishment romano dell’importanza del federalismo fiscale, più di quanto siano riuscite a fare centinaia di discorsi di professori o migliaia di argomentazioni leghiste. Con il pedaggio del Gra, che in fin dei conti colpisce con un’uscita di circa un euro in più soltanto quei pendolari o turisti che lo utilizzano prima o dopo un tratto di autostrada, il ministro dell’economia ha fatto toccare con mano cosa significa per un territorio l’introduzione di una tassa che lo stato centrale introduce. E subito si sono alzati gli scudi. Prima il sindaco Alemanno ha utilizzato un’immagine epica dicendo che se introdurranno i nuovi caselli lui li sfonderà. Poi Zingaretti ha detto che «se mettono il pedaggio mi incateno al casello di Roma». Esauriti gli slogan ad effetto e anche le possibili pressioni per far togliere la tassa su quel tratto di strada, tutti stanno scendendo a miti consigli. A parte il presidente della Provincia di Roma, che parallelamente al «federalismo autostradale» si è messo a capo di una quarantina di sindaci della sua provincia, questi sì davvero colpiti dall’introduzione del pedaggio, e ha chiesto al Tar di annullare la norma e di concedere subito la sospensiva (che sarà in discussione il prossimo 28 luglio), tutti gli altri hanno deciso di accettare la nuova tassa. A patto però che i soldi che usciranno dalle tasche dei romani (ma anche dei non romani che arriveranno nella capitale in auto o tir) vengano spesi sul territorio. Non si tratta di bruscolini ma neppure di cifre spropositate. Secondo i primi calcoli dell’Anas, nel 2001 la cifra che dovrebbe arrivare da questa operazione potrebbe andare da un minimo di 35 a un massimo di 40 milioni di euro. Ebbene, per questa cifra che non basta a chiudere le sole buche di Roma, il sindaco della Capitale Alemanno, insieme alla presidente del Lazio Polverini, al vicepresidente della commissione europea Tajani, ai ministri degli esteri e dei rapporti con le regioni (Frattini e Fitto) e altre decine di politici di entrambi gli schieramenti, non passa giorno che non invocano il federalismo autostradale pro capitale. Un esercito che si ingrossa ogni giorno di più.

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