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Tremonti: al sud prima lo stato, poi il federalismo

ROMA – «Lo Stato deve tornare a fare di più e molto di più di quanto è stato fatto o disfatto dalle grandi regioni»: per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è così che va affrontata la questione meridionale, che resta «una questione nazionale e non la somma di interessi regionali». Per il Sud, «prima del federalismo ci vuo-le lo Stato »e serve un’istituzione come la Cassa del Mezzogiorno o qualcos’altro: «lo Stato deve fare di più sulla sicurezza, e il governo Berlusconi l’ha fatto più del passato, e sulle opere pubbliche che vanno fatte insieme alla regioni, con la volontà dello Stato». Una spinta alla crescita in chiave meridionale, dunque. Ma sollecitato dai giornalisti in tarda serata sulla crescita negativa stimata dall’Ocse per il terzo trimestre dell’anno, il ministro non ha voluto commentare: «Io guardo solo i dati dell’Istat – ha chiuso – . vedrete domani (oggi per chi legge ndr). Anche se ho un enorme rispetto per l’Osce». La chiave di lettura sul federalismo fiscale invece Tremonti l’ha riproposta intervenendo alla festa di Atreju organizzata da “Giovane Italia”, movimento ex An, nel parco del Celio all’ombra del Colosseo. Ha risposto alle domande dalla platea gremita di giovani, spaziando dalla crisi alla riforma delle pensioni, dal federalismo all’Europa, dall’eccesso di regole alla stabilità del governo, dalla sanità al mercato del lavoro. Rimarcando, con enfasi, che per uscire da questa crisi «i soldi pubblici sono stati usati per salvare le banche ed evitare il rischio sistemico», anche se non in Italia. Non è stato fatto debito pubblico per sostenere famiglie e industrie, come accadde negli Usa per la Grande depressione. In polemica con chi considera l’ultimo Ecofin un insuccesso, Tremonti ha annunciato che il nuovo patto di stabilità e crescita sarà firmato dai capi di stato in autunno, a ratifica di un processo. «All’ultimo Ecofin è iniziato un cammino », ha affermato. Il ministro si è poi soffermato sulla questione meridionale, citando la Calabria, «regione straordinaria » che però non ha la contabi-lità della sanità, come per i racconti di Omero tramandati a voce. «Siamo stati costretti a mandare la Guardia di Finanza per ricostruire la contabilità: e questo non è un attentato all’autonomia della regione». Sull’eccesso delle regole, Tremonti ha ripetuto che il sistema funziona meglio quando tutto è libero tranne ciò che è vietato dalla legge. «Bill Gates che avvia l’attività in un garage? Sarebbe finito in galera, se fosse stato in Italia», ha scherzato. In quanto alla sicurezza sul lavoro, ha precisato che resta fondamentale. Altra cosa sono le leggi che vanno bene per le grandi industrie ma«che fanno impazzire l’artigiano». A difesa della riforma delle pensioni, che preoccupa i giovani, Tremonti ha spiegato chela vita media si è allungata di colpo e che l’Italia ha varato «una delle migliori riforme in Europa». Resta da affrontare il problema del numero degli invalidi che «non corrisponde all’effettiva invalidità » e che è «insostenibile». Guardando al futuro, due le esortazioni del ministro ai giovani: concentrarsi più sull’essere e il donare e non sull’avere e “chattare” di meno. E prestandosi al gioco della torre, alla domanda: «Butterebbe giù Draghi o Brunetta», pronta la risposta: «Butto giù la torre».

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