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«Tre priorità sull’Agenda digitale»

«C’è una cosa che ho imparato da quando gestisco le aziende ed è un principio che ho sempre ben presente. I “se” li lascio ai filosofi». Francesco Caio, 56 anni, ex Omnitel, Merloni e ora ad di Avio, il “Mister Agenda Digitale” nominato a giugno da Enrico Letta, si sottrae bruscamente al dibattito sulle sorti dell’Esecutivo Letta e su una possibile crisi di governo. E chiude così l’argomento da Bruxelles, dove ha incontrato ieri il Commissario europeo all’Agenda digitale Neelie Kroes. 

Un incontro con in tasca il riconoscimento di “Digital champion italiano”, ma anche con la consapevolezza che l’Agenda digitale è un tema sul quale i ritardi nel nostro Paese stanno diventando evidenti. Non per colpa sua evidentemente, visto che come Mr Agenda digitale, e ora commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale, Caio è entrato nella partita in estate, affiancando l’Agenzia per l’Italia digitale diretta da Agostino Ragosa, il cui Statuto dovrebbe essere approvato dalla Corte dei conti entro settembre. «È inevitabile. Si deve cambiare marcia. Ci si deve dare delle priorità. Ed è quello che stiamo facendo», dice Caio. Il tutto partendo dalla considerazione che l’accelerazione sul fronte “2.0” è «vitale per la crescita del Paese e della sua economia».

L’Europa come sta valutando le performance dell’Italia in relazione all’avanzamento dell’Agenda Digitale?

L’incontro di ieri con la commissaria Kroes è andato bene per tutta una serie di motivi. Primo fra tutti il fatto che è da occasioni come queste che ci si rende conto di come non ci sia solo un’Europa che si irrigidisce attorno ai vincoli di bilancio. C’è anche un’Europa che pensa in termini progettuali. Un’Europa che vede veramente nell’implementazione dei servizi digitali una condizione essenziale per favorire l’innovazione e le imprese. C’è poi un altro aspetto sul quale mi ritengo personalmente molto soddisfatto.

Quale?

La commissaria Kroes ha condiviso l’impostazione che abbiamo voluto dare alla nostra Agenda digitale, per la cui attuazione abbiamo deciso di procedere puntando su alcune priorità, che sono state condivise e apprezzate.

E quali saranno?

Innanzitutto l’Anagrafe dei residenti. È stato firmato il Dpcm quadro che ora attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Questo permetterà di far partire una pianificazione di dettaglio da parte del gruppo di lavoro interessato composto da ministero degli Interni, Sogei, Agenzia Digitale, Istat, Comuni e Regioni. Forse non se ne coglie subito la portata, ma rappresenta le fondamenta della costruzione digitale della Pa che può dare una vera accelerazione al Paese.
Alla fine parliamo di un intervento. Mentre i gap dell’Italia sul fronte digitale forse ne richiederebbero molti di più.

È la prima delle nostre priorità e non l’unica . E soprattutto si inserisce in una visione dove il digitale rappresenta il futuro di tutta la macchina amministrativa dello Stato. Da qui passa molta parte della crescita del Paese. L’altra priorità è quella della fatturazione elettronica verso la Pa. L’Agenzia diretta da Agostino Ragosa ha già fatto molto lavoro e nel giugno di quest’anno è stato emesso un decreto attuativo che consente di partire con la sperimentazione. L’altra priorità, e siamo a tre, è quella relativa all’identità digitale, per semplificare e rendere più sicura l’interazione con la pubblica amministrazione.

Si parla dunque di tre priorità. Però i ritardi nell’attuazione dell’Agenda digitale sono riportati innanzitutto dai numeri, con i decreti attuativi previsti dal decreto crescita 2.0 del Governo Monti in larga parte non ancora adottati.

Questo è evidente e la sfida dei decreti attuativi resta. Ma il voler decidere alcune priorità puntando a esse va proprio nella direzione di cambiare marcia. Non si può fare tutto e subito. E allo stesso tempo è necessario intervenire. A ogni modo, se parliamo dei ritardi del sistema Italia sul fronte innovazione e digitale, non bisogna trascurarli ma non bisogna neanche dimenticare che ci sono eccellenze e punte di avanzata esperienza digitale che anche l’Europa stessa ci riconosce. Penso ad esempio al Registro delle imprese o al Fisco. Il problema dell’Italia è stata la mancanza di presidio sull’architettura complessiva. Si sono continuati a fare tanti pezzi di un sistema che hanno difficoltà a parlare fra di loro. Farli dialogare con linguaggi e sistemi standardizzati è la vera sfida da vincere.

A proposito di duplicazioni, in molti si sono chiesti la ragione della nomina di un commissario a fianco dell’Agenzia.

L’intento del premier Letta era invece proprio quello di far capire la strategicità del tema. 

Resta il problema risorse. Il decreto del fare ha sottratto 20 milioni al capitolo banda larga.

Ho informazioni sul fatto che il Governo ha l’intenzione di provvedere con la Legge di stabilità. Comunque 20 milioni non risolverebbero i problemi della banda larga.

Detto questo, il tema delle risorse va tenuto ben presente ma soprattutto in un altro senso.

Quale?

È stato uno degli argomenti trattati con la Kroes. Per i prossimi sette anni ci sono 80 miliardi di euro dalla Ue destinati al capitolo innovazione per tutti i Paesi membri. Occorrerà arrivare all’appuntamento preparati. Così come occorrerà decidere come comportarsi con i 30 miliardi di euro di fondi strutturali destinati all’Italia. Lì è una decisione del Paese e della sua componente politica capire quanta parte di questi dovranno essere pensati per migliorare sul fronte digitale. E da ciò dipendono tante cose.

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