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Tre mesi in più per il federalismo

Tre mesi in più per lavorare alla riforma federalista. Il Terzo Polo ha presentato un emendamento in Senato al decreto milleproroghe e nella maggioranza si profila l’ipotesi di valutare una proroga dei termini della delega della legge 42 non superiore a tre mesi. “Abbiamo chiesto sei mesi ma la Lega pare che si orienti per tre”. Se si trova l’accordo “per me va bene”, ha detto infatti il presidente della Commissione finanze del Senato, Mario Baldassarri (Fli). Durante la riunione della Bicamerale di ieri “qualcuno della maggioranza ha detto che forse tre mesi sarebbero una richiesta più ragionevole”, ha proseguito, conversando con i cronisti a Montecitorio. Intanto il voto finale sul decreto sul federalismo municipale da parte della Bicameralina presieduta da Enrico La Loggia si terrà il prossimo 3 febbraio. Lo ha confermato lo stesso La Loggia: “Abbiamo fatto il nuovo calendario, per cui mercoledì 2 febbraio voteremo sugli emendamenti e giovedì 3, con un giorno in più rispetto a quello che si sapeva finora, ci sarà il voto finale”. La Loggia si dice pronto a recepire nel suo parere le modifiche del governo, che dovrebbero andare in direzione delle richieste avanzate dall’Anci e dai sindaci: “Se l’opposizione fosse ancora contraria nel merito sarebbe più realista del re, altrimenti la sua posizione sarebbe meramente strumentale e ne prenderemo atto”. Il Governo, ha spiegato La Loggia, accoglierà tre richieste dell’Anci sul decreto. “Con i sindaci l’intesa di massima c’è già: ora si tratta di definire i dettagli”, ha detto, “su tre punti fondamentali del provvedimento: Irpef, tassa di soggiorno e Imposta municipale unica”. In particolare, “terremo conto delle richieste dei sindaci che, per essere più sicuri sulle disponibilità di bilancio e poter fare con più facilità previsioni, ci hanno chiesto di fissare le quote non anno per anno con la finanziaria ma in forma fissa per decreto”. Sulla tassa di soggiorno “daremo ampia possibilità ai sindaci di modularla in base alla stagionalità e tenendo conto di particolari categorie di ospiti”. Per quanto riguarda l’Anci, sarà l’Ufficio di Presidenza, che si riunirà oggi, a valutare se le risposte del Governo siano sufficienti o non adeguate. Lo ha sottolineato l’Anci stessa precisando che l’incontro di lunedì con il Ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, non doveva sancire nessun accordo, ma soltanto approfondire le richieste che l’Associazione aveva fatto con un pacchetto di emendamenti ad hoc in merito al decreto sul federalismo municipale. Cosa che è avvenuta.

LA RELAZIONE DELLA R.G.S.
È consistente – pari a circa 1 miliardo l’anno – la stima del recupero di gettito di competenza annua legata all’emersione dal nero contenuta nella relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato, diffusa ieri, a proposito della nuova cedolare secca sugli affitti introdotta dal decreto di attuazione del federalismo che riforma la fiscalità municipale. Secondo la R.g.S., per i contratti di locazione a canone concordato (aliquota del 20%) nei comuni ad alta tensione abitativa, la stima di recupero gettito dall’emersione è pari a 15 milioni di euro nel primo anno, 25 mln nel secondo e 35 a partire dal terzo, cifre a cui vanno sommati i restanti contratti ad aliquota del 23%. Relativamente a quest’ultimi, la stima di recupero di gettito è di 584 mln nel primo anno, di 974 nel secondo e di 1.363 milioni di euro a partire dal terzo anno. “In considerazione del vantaggio fiscale – si legge fra l’altro nella relazione – che può derivare dall’applicazione della cedolare secca e del forte inasprimento del regime sanzionatorio per i casi di omessa o infedele dichiarazione dei redditi da locazione o registrazione dei contratti, si ipotizza un effetto annuo di emersione di base imponibile, relativa a locazioni non dichiarate riguardanti gli immobili ad uso abitativo tenuti a disposizione, del 15% per il primo anno e rispettivamente del 25% e del 35% nel due anni successivi. La disposizione ha infatti – si legge – portata significativamente innovativa in relazione, in particolare, ad un impianto sanzionatorio che per la prima volta coniuga inasprimenti sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista civilistico. Per quanto riguarda l’Imposta municipale propria (Imu) essa sostituirà imposte con un gettito stimato, sulla base di dati 2008-2009 – complessivamente a 11 miliardi e 570 milioni. Di questi 1.545 relativo all’Irpef su redditi fondiari che riguardano immobili non locati, 79 milioni dall’addizionale regionale Iperf, 26 dall’addizionale comunale Irpef e 9,920 dell’Ici.
Anche l’ufficio studi della Cgia di Mestre ha fornito alcune proiezioni sull’impatto del decreto, questa volta tenendo conto di una delle modifiche che dovrebbero essere in dirittura. Se, potenzialmente, si legge in una nota, tutti i comuni italiani aumentassero l’addizionale comunale Irpef allo 0,8% (aliquota massima), i sindaci avrebbero la possibilità di incassare un nuovo “tesoretto”  pari a 2,66 mld di euro. Attualmente sono 6.128, pari al 75,7% del totale, i comuni che applicano l’addizionale comunale Irpef, con una aliquota media di circa lo 0,422%. Il gettito attuale è di circa 3 miliardi di euro (precisamente 2,975 mld di euro). Nell’ipotesi estrema di aumento dell’aliquota al massimo livello consentito (pari allo 0,8%) a tutti gli 8.100 comuni d’Italia, si avrebbe un ulteriore gettito di circa 2,6 miliardi di euro.

EMENDAMENTI PER GLI ENTI MONTANI
“Prendiamo atto con soddisfazione che sono stati depositati emendamenti al decreto sul federalismo municipale che tengono conto della necessità di intervenire sui piccoli comuni, la maggior parte dei quali montani, con correttivi mirati. L’autorevole suggerimento dato all’Uncem dal prof. De Rita di introdurre una cedolare secca per la montagna trova così una corretta formulazione giuridica”. Così il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi commenta gli emendamenti depositati da Francesco Boccia (Pd) presso la Bicameralina e che prevedono, in particolare, una maggiorazione del 5% sulla compartecipazione al gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, che consenta di compensare i sovracosti strutturali permanenti presenti in montagna per l’erogazione dei servizi essenziali, la garanzia ai comuni montani di un ritorno economico pari al 10% del valore di mercato dell’energia prodotta dallo sfruttamento delle risorse naturali dei territori e l’allargamento ai Comuni, almeno a quelli montani fino a 10mila abitanti, dell’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture recettive ubicate all’interno del territorio comunale. “Senza una adeguata perequazione su più fronti, in grado di compensare i sovracosti strutturali permanenti in montagna – dice ancora il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi – il meccanismo federalista è sbilanciato solo a favore delle più grandi municipalità, relegando al rango di serie B oltre la metà dei comuni italiani, di piccole e piccolissime dimensioni, la maggior parte dei quali ubicati in area montana. Ci auguriamo che il Governo, in ultima analisi, recepisca gli emendamenti depositati dall’ onorevole Boccia, e li inserisca nel testo finale del decreto”.

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