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Tre forni spenti, termovalorizzatore ko

NAPOLI – Acerra: va in tilt anche il terzo forno del termovalorizzatore, l’ultimo che funzionava. Neppure 24 ore dopo la conferenza-stampa all’interno dell’im-pianto, in cui l’amministra-tore delegato di Partenope Ambiente, l’ingegnere Antonio Bonomo, e Nicola Dell’Acqua della Protezione civile, avevano rassicurato che «tutto procede alla perfezione», lo stop suona beffardo. «È un fermo di 24 ore», la versione ufficiale di A2A, la società che gestisce l’impianto, attraverso Partenope Ambiente, la filiale napoletana. Corrosione. Non c’è da dubitarne. Tuttavia la vicenda conferma pienamente quel che ha anticipato la settimana scorsa il Corriere del Mezzogiorno. Il punto è che i forni dell’impianto di Acerra sono già corrosi dai fumi acidi esalati dai rifiuti inceneriti. Secondo fonti interne al gestore, ufficialmente smentite dalla società e da Impregilo (il costruttore, ndr), non sarebbero stati adeguatamente dotati di materiali protettivi. Questo ha innescato la necessità di lavori radicali. In sostanza, A2A li sta rifacendo, perché si sono verificate crepe tutt’altro che tranquillizzanti. Il primo forno, infatti, è fermo da metà agosto e non sarà riacceso prima di inizio novembre. Il secondo si è spento a metà settembre e non tornerà in funzione prima di Natale. Il terzo sarà sottoposto a interventi radicali a gennaio, che termineranno a marzo. Nel frattempo, brucia solo 700 delle 2100 tonnellate di spazzatura destinate al termovalorizzatore. Sempre che, come accaduto ieri, anomalie preoccupanti non obblighino i tecnici dell’azienda a fermare anche quest’ultimo e ad effettuare una manutenzione in corsa. Gioiello tecnologico. Un rappezzo attraverso il quale A2A si augura di non essere costretta, nelle prossime settimane, a bloccare completamente ed a lungo l’impianto. Sarebbe un problema per la Campania? altre 700 tonnellate ogni giorno in discarica ? e una figuraccia per il presidente del Consiglio, che a marzo 2009, il giorno dell’inaugu-razione, definì il termovalorizzatore di Acerra «un gioiello tecnologico». Quel che è certo, ma nessuno ufficialmente lo ammetterà mai, in seno ad A2A, è che il gestore è oltremodo irritato per i problemi che sta avendo da un impianto consegnatogli con una garanzia di 24 mesi. Irritato e preoccupato, sia per i costi che richiederanno questi interventi di rifacimento dei forni – secondo indiscrezioni per i primi due se ne andranno almeno 12 milioni – sia per il danno d’immagine provocato dal cattivo funzionamento. Non è un caso che, in seno ad A2A, sempre più forti siano le voci di chi spinge per dichiarazioni ufficiali critiche nei confronti dei progettisti. Tacitate, fino ad ora, dai vertici nazionali dell’impresa, preoccupati di non entrare in urto con la Protezione civile, che a proposito di Acerra continua a dire che funziona tutto a meraviglia, e proiettati sul nuovo grande affare campano: la realizzazione del termovalorizzatore di Napoli est. Mentre il termovalorizzatore si blocca, Asìa Napoli rinnova l’allarme circa la situazione finanziaria che sta vivendo. «Da febbraio 2009», informa, «l’azienda ha incorporato 327 lavoratori ex bacino Napoli 5, per obbligo di legge. Da gennaio 2010, poi, ha inglobato 166 operai addetti agli impianti di tritovagliatura, sempre per obbligo di legge». Niente fondi. «Ebbene: per gli stipendi di questi 495 lavoratori Asia ha ricevuto zero euro ed ha provveduto a far fronte ai costi aggiuntivi ricorrendo alle ordinarie rimesse del comune di Napoli». Sono 2440 i dipendenti dell’azienda, così suddivisi: 1965 tra raccolta dei rifiuti e spazzamento; 297 nei tritovagliatori di Giugliano e Tufino; 5 dirigenti; 7 quadri. Enerambiente. A Napoli centro la raccolta è appaltata ad Enerambiente, che ha 449 addetti e 128 automezzi. Quest’ultima società, di proprietà dell’im-prenditore Stefano Gavioli, tra il 2009 e il 2010, ha attinto anche personale dalla cooperativa sociale Davideco e dagli interinali reclutati tramite l’agenzia Nuove Frontiere. Complessivamente circa 200 persone. Alcune di esse, nei giorni scorsi, hanno intimidito i dipendenti Enerambiente, costringendoli a non prendere servizio. Sono in agitazione perché Enerambiente non li sta più utilizzando e, sostengono, non ha neppure saldato quanto pattuito. Credito inevaso. Frizioni e tensioni anche tra Asia e l’appaltatrice, perché quest’ultima sostiene di vantare un credito di circa 10 milioni. La controllata dal Comune stima che il debito sia nettamente inferiore: circa un terzo. Regge una precaria tregua, fondata sulla liquidazione all’impre-sa di un anticipo di circa due milioni emezzo. In questo quadro, a inizio novembre, parte il nuovo appalto, da 32 milioni.

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