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Trasporti, intesa sulle risorse

ROMA – L’accordo di massima raggiunto ieri tra le Regioni sulla ripartizione delle risorse per il trasporto pubblico locale non serve a sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto della mobilità scaduto da oltre due anni, nè a scongiurare lo sciopero odierno di bus, tram, metro e Fs. Il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani ha annunciato «abbiamo stato sostanzialmente chiuso il riparto e sono in corso delle ultime verifiche di tipo tecnico», anche se la regione Lombardia ha espresso il proprio voto contrario. Il Fondo ammonta complessivamente a circa 1,2 miliardi e grazie all’accordo raggiunto con il governo le Regioni hanno riottenuto i 425 milioni del Fondo che erano stati tagliati dalla manovra di luglio. Ma la notizia del reintegro di gran parte dei fondi tagliati dalla manovra del 2011 non avrà effetti sul tavolo per il rinnovo del contratto della mobilità 2009-2011. Oggi si profila un “venerdì nero” a causa dello sciopero indetto per l’intera giornata da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Uglt, Orsa, Faisa e Fast che riguarda il personale di bus, metro e tram, dei trasporti dei laghi e lagunari e delle ferrovie secondarie (è previsto il rispetto dei servizi minimi). Per i sindacati ieri la protesta dei servizi extraurbani di trasporto ha avuto «un’elevatissima adesione in tutte le regioni e le provincie», in provincia di Roma si è fermato l’86% dei mezzi, l’85% in provincia di Milano, oltre il 90% in Campania. Non hanno cambiato posizione Asstra (aziende pubbliche) e Anav (imprese private) che sostengono di «non avere margini di manovra per gli aumenti contrattuali anche con le nuove risorse in arrivo», che rappresentano «la ripartizione di importi già deliberati a fronte di un taglio di 1,3 miliardi». Le due associazioni datoriali, inoltre, accusano le Regioni di non aver rispettato le indicazioni previste nella legge 244/2008 circa il trasferimento dei fondi provenienti dalla accise sul gasolio da autotrazione verso le aziende del trasporto pubblico locale. Un monitoraggio sulle risorse destinate dalle Regioni al Tpl, compiuto dalle due associazioni lo scorso 29 marzo, evidenzia il picco del Molise che prevede un taglio del 41%, seguito dalle sforbiciate del 23% della Campania, del 10% del Veneto (11% per il trasporto su gomma), del 9% della Toscana (per la gomma), dell’8% della Lombardia (12% per il comune di Milano). Secondo Asstra molte Regioni intendono confermare nei loro bilanci queste riduzioni di risorse che già scontavano il previsto reintegro di buona parte dei fondi. Diminuiranno i servizi e gli introiti, con conseguenze negative sull’occupazione per i 116mila autoferrotranvieri. Si stima che un taglio del 10% delle risorse produca un calo del 9% del numero dei dipendenti. I sindacati considerano strumentale la posizione di Asstra e Anav: «È intollerabile – sostiene Giovanni Luciano (Fit-Cisl) – la posizione delle aziende che nega di fatto il rinnovo del contratto, nonostante l’apprezzabile sforzo compiuto dal Governo e dalle Regioni per dotare il trasporto pubblico su ferro e su gomma delle risorse necessarie ad un suo corretto funzionamento». I sindacati chiedono un incontro urgente ad Errani sul nodo delle risorse: «Non essendoci l’obbligo dell’utilizzo dei fondi per il trasporto pubblico locale – afferma Alessandro Rocchi (Filt-Cgil) – soprattutto nelle Regioni del Centro Sud le risorse reintegrate potrebbero essere utilizzate per coprire i buchi della sanità o per altre voci. Temiano conseguenze negative per l’occupazione nel nostro settore che è privo di ammortizzatori sociali».

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