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Tra attese e costi, nidi proibitivi

Prima la lista d’attesa per un posto al nido comunale. Poi la mazzata. Se il pargolo rientra tra il 12,7% che un posto lo trova, tra retta e mensa i genitori sborsano 3.270 euro l’anno, il 10% del budget familiare. Un salasso mensile da 256 euro al mese per la frequenta al nido, l’8% del reddito, e 71 euro per la mensa alla materna e alle elementari, il 2,2% del reddito disponibile. Cifre elaborate dalla Uil nella VI Indagine sui costi della scuola per l’infanzia sui dati dei siti istituzionali dei 22 comuni capoluogo di regione, prendendo come campione una famiglia con due figli a carico, di cui uno minore di 3 anni, con un reddito di 36mila euro annui da lavoro dipendente e un reddito ISEE di 17.812 euro. Costi che variano da città a città, anche in base ai servizi offerti. Se a Roma una famiglia se la cava con 199 euro mensili, 156 per la retta e 43 per la mensa scolastica, a Milano deve sborsarne quasi il doppio, 300 euro, 232 per il nido e 68 per i pasti. Ma il caro-nido unisce Nord e Sud. Infatti, spiccano, con costi superiori ai 400 euro mensili e incidenza sul reddito famigliare di oltre il 14%, Bolzano con 480 euro pari quasi al 15% del budget, Genova con 453 euro e Aosta con 424 euro. Ma anche a Firenze dalle tasche dei genitori escono 419 gli euro mensili, il 13% del proprio reddito. Quasi la stesso peso che ha una famiglia di Potenza (12,7%) a mandare il pargolo al nido con 409 euro. E a Palermo i 3.530 euro annui pagati dai genitori corrispondono all’11% del budget. Le città più economiche, quelle da meno di 200 euro di spesa per la scuola dell’infanzia, sono Catanzaro con 138 euro mensili (108 di retta e 30 di mensa), Napoli con 150 (100 di nido e 50 di pasti) e Roma. «Il problema dei nidi», spiega Gugliemo Loy, segretario confederale della Uil, «ha pesanti ripercussionisull’occupazione in generale e, in particolare di quella femminile». «Gli asili di Genova non sono tra i più cari d’Italia», protesta Paolo Leardo, assessore comunale competente, la retta mensile nell’orario base è di 215 euro». Tra gli enti locali, la regione Toscana da 4 anni finanzia voucher che i comuni distribuiscono alle famiglie. «Da quest’anno potranno usufruirne anche le famiglie che mandano i figli ai nidi privati accreditati», spiega il vicepresidente della giunta Stella Targetti. Ma prima di aprire il portafoglio per le famiglie c’è la via crucis delle liste d’attesa. La situazione è di stallo. Meno del 13% dei bimbi trova posto nei nidi. Un vero fallimento per l’Italia che si era impegnata a raggiungere l’obiettivo di Lisbona di 33 posti ogni 100 bambini tra 0 e 3 anni entro la fine di quest’anno. Va meglio in regioni come l’Emilia Romagna che eleva la percentuale sopra il 20%.

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