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Testamento biologico, sì in Comune Registro sul web per le scelte di fine vita

Sì al registro sul testamento biologico. La Sala Rossa ha approvato al delibera di iniziativa popolare avanzata, oltre 2 mila le firme raccolte, promossa dall’associazione radicale Adelaide Aglietta che plaude alla conclusione positiva dell’iter dopo un anno di discussione. Ora toccherà alla giunta dare attuazione al provvedimento, che ha causato non poche polemiche e distinguo all’interno della maggioranza. Sul portale del Comune verrà creato un sto on-line in cui ogni residente interessato ai trattamenti sanitari di fine vita indicherà il luogo e la persona (il notaio, un familiare o una persona di fiducia) che conserverà il testamento biologico. Restano i dubbi dell’assessore all’anagrafe Giovanni Ferraris, per nulla convinto. «È un segnale utile per il dibattito nazionale, ma non si illudano i cittadini: le aspettative riposte a questa delibera di fatto non potranno venire attuate», sottolinea. E aggiunge: «In poche parole una provocazione politica, senza un risvolto pratico. Sono per la vita in tutte le sue forme e credo che oggi i cittadini torinesi considerino altre le vere priorità. All’atto pratico la delibera sarà inapplicabile e produrrà comunque solo una pia illusione alle aspettative dei malati che si attendono l’attuazione dei trattamenti di fine vita, vietati per legge, e quindi la delibera sarà priva di alcun risultato concreto». Il sindaco Sergo Chiamparino è invece soddisfatto: «È un segnale importante lanciato al parlamento e al governo». E aggiunge: «Non è un problema di democrazia o di procedure formali. Nella contrapposizione tra laicismo e confessionalismo è stata mutilata la possibilità di accrescere il patrimonio dei diritti civili. La delibera è un invito a meditare. Ci impegneremo a farci carico del registro, anche se c’è un problema di risorse». La Sala Rossa ha approvato la delibera con 21 sì, 4 no e 11 astenuti. Tutto il Pd a favore, così come Sel, Rifondazione e Nuova Sinistra per Torino. La Lega Nord è uscita dall’aula, mentre Api e Udc hanno votato contro. I consiglieri di Futuro e Libertà si sono astenuti, così come i Moderati, mentre il Pdl ha lasciato libertà di voto. Non è la prima volta che si discute di trattamenti di fine vita: un anno fa fu approvata una mozione, prima firmataria Monica Cerutti di Sel, sullo stesso argomento. Torino non è la prima città italiana a intervenire sulla questione: Pisa, Firenze, Vicenza, Genova e il X Municipo di Roma hanno già approvato l’istituzione del registro. In attesa di una norma nazionale sull’argo-mento, il Comune si impegna quindi a tenere un registro con le dichiarazioni di volontà dei torinesi sui trattamenti. Le resistenze e la posizione dell’assessore Ferraris sulla questione rischiano però di rallentare ancora il passaggio dalla teoria alla pratica. Alla fine il registro si trasformerà in un sito dove si dichiarerà di aver consegnato a qualcuno le proprie volontà sui trattamenti in fase terminale.

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