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Telecom e la banda “larva”

Buone notizie per gli Internauti. C’è vita su Marte. Telecom, il gigante paralizzato dal peso dei suoi debiti e dall’indecisione dei suoi azionisti, comincia forse ad uscire dal coma profondo di questi ultimi due anni. La richiesta di poter procedere alla commercializzazione del servizio a 100 Mega in sei città italiane, avanzata la scorsa settimana all’Autorità per le comunicazioni presieduta da Corrado Calabro, è un segnale confortante. Saranno coinvolte Roma, Milano, Torino, Venezia, Catania e Bari, per un totale di circa 520 mila abitazioni servite. Non è molto. Ma non è neanche poco, per un’azienda che da tempo (anche se non solo per colpa sua) sul versante di Internet superveloce non riesce a produrre altro che impegni generici e annunci inconsistenti. È vero che nel caso specifico si tratta di una risposta ad una precedente iniziativa lanciata da un concorrente, e cioè Fastweb, che nei giorni scorsi ha sfornato «Fibra 100», la connessione a 100 Mega offerta a ben 2 milioni di utenti potenziali di Roma, Milano, Genova, Torino e Bologna. Ed è vero che, sulla base delle procedure regolamentari previste dall’Agcom, il nuovo «prodotto» non sarà disponibile prima di Natale. Ma è almeno la prova di quello che andiamo sostenendo da tempo. In attesa che un governo decente si occupi del problema trovando le risorse necessarie, e che un azionariato responsabile si decida a investire sulla rete, con un po’ di fantasia e di buona volontà anche Telecom, intanto, può fare qualcosa di suo. Franco Bernabè ha il dovere di provarci. Come ha dichiarato su questo giornale nell’intervista a Giovanni Pons, l’azienda conferma l’impegno a portare entro il 2018 la banda ultra-larga al 50 per cento della popolazione. «Senza gli investimenti Telecom non ci sarebbe niente», dice il «ceo». Questo era sicuramente vero fino a qualche anno fa. Da qualche tempo è un po’ meno vero. Senza le scosse della concorrenza, senza le sollecitazioni del mercato, in Italia ci terremmo la «banda larva» per chissà quanti anni.

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