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Tassa sulla disgrazia, è rivolta

L’ondata di maltempo nelle Marche è arrivata in ritardo. Nubifragi e allagamenti hanno devastato la regione a inizio marzo, quando il decreto Milleproroghe era già stato approvato dal governo. Risultato: addio all’accesso diretto al Fondo nazionale della Protezione civile. I soldi per riparare i danni i marchigiani li dovranno tirare fuori di tasca propria. Così infatti prevede l’articolo 5 del decreto approvato a fine febbraio dal governo. La Regione prima di battere a cassa a Roma (e non è detto che lo faccia con successo) deve reperire le risorse in casa propria, attraverso una manovra di bilancio, aumenti delle addizionali Irpef e Irap o delle accise sulla benzina. E così quel «trattateci come i guanti col Veneto» lanciato dagli Enti locali, tutti targati Pd, è caduto nel vuoto. «Non abbiamo ricevuto lo stesso trattamento del Veneto» dicono ora in coro i vertici di Regione e Province. Il più duro, ancora una volta, è il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci che si dice «incredulo» della circolare emanata dal governo sull’attuazione del Milleproroghe sugli eventi calamitosi. «Oltre al danno subiamo anche la beffa», sbotta Ricci. «Secondo la presidenza del Consiglio dei ministri vale un principio sconcertante: chi ha subito la calamità deve pagare». Tanto che le regole imposte da Roma vengono già bollate come «tassa sulla disgrazia». Confindustria Marche ha parlato di scelta «devastante» per il territorio, pure il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni si è scagliato contro una «tassa ingiusta». Il governatore pd Gian Mario Spacca ormai ha finito l’inchiostro della penna a forza di scrivere lettere a mezzo governo per chiedere l’accesso diretto al Fondo nazionale. Ma niente da fare. I 462 milioni di euro di danni causati dal maltempo vanno ricercati dentro i confini regionali, così come gli altrettanti di danni agricoli. In tutto, fanno oltre 900 milioni, «ci avviciniamo al miliardo» commentano dalla Regione, «ma qui non abbiamo affatto i margini di manovra per intervenire sui contribuenti». La giunta Spacca ha pure chiesto un parere al presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida per giustificare l’accesso diretto al Fondo nazionale, sostenendo la rilevanza nazionale della catastrofe (che ha causato pure tre morti). Il Veneto invece ha incassato subito da Roma prima 300 poi altri 50 milioni di euro. «Discriminati solo perché non leghisti», «basta con i due pesi e due misure” vanno ripetendo gli esponenti del Pd locale. Il vicepresidente della Regione Paolo Petrini bolla la norma incriminata del Milleproroghe come «inaccettabile, insostenibili e assolutamente non condivisibile». Lo segue a ruota la presidente dell’Unione province marchigiane Patrizia Casagrande e la Cna di Pesaro-Urbino che preconizza una «stangata per le imprese». L’ultima speranza è affidata all’iniziativa bipartisan dei parlamentari marchigiani, capeggiata dalla pd Maria Paola Merloni e dal pdl Carlo Ciccioli. Chissà se ci riusciranno loro a convincere il «veneto» Tremonti.

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