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Tassa sulla casa, cambio di rotta. Detrazioni contro la stangata. Bonus Irpef limitato ai redditi bassi

Tassa sulla casae cuneo fiscale si cambia. Il governo, dopo il vertice di ieri tra il premier Letta, Alfano e il ministro dell’Economia Saccomanni, ha deciso di mutare rotta.

La prima modifica, che avverrà in Parlamento, secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe riguardare la nuova Tasi, la tassa sulla casa che dal prossimo anno sostituirà l’Imu: è ormai certo che benché l’aliquota della Tasi sia più bassa dell’Imu, la mancanza di detrazioni fa pesare di più la nuova tassa. Di conseguenza l’intervento che sta studiando il governo, è quello di reintrodurre le detrazioni.

Le ipotesi sul campo, secondo fonti dell’esecutivo, sono due. La prima prevede di introdurre, sul modello dell’Imu, una detrazione uguale per tutti a livello nazionale. Naturalmente l’aliquota e il gettito medio della Tasi sono più bassi dell’Imu e dunque non è possibile reintrodurre una detrazione di 200 euro che mangerebbe di fatto il gettito medio valutato, nell’ipotesi di aliquota base all’1 per mille, in 79 euro aumentabile fino a 198 euro. Si tratterebbe così di limitare la detrazione intorno ai 100 euro (costerebbe 2 miliardi): la perdita di risorse per i Comuni sarebbe temperata dalla possibilità per i sindaci di portare l’aliquota massima al 4 mille (la vecchia aliquota base dell’Imu) per avere più margini di manovrabilità dove le finanze sono in difficoltà.

La seconda ipotesi sarebbe quella di una mini detrazione di 50 euro (costo 1 miliardo) che lascerebbe ai Comuni i margini di manovrabilità per reperire risorse elevando l’aliquota fino al 2,5 per mille. In questo caso moltissimi Comuni si avvicinerebbero al tetto massimo.

In campo anche una terza ipotesi di fonte parlamentare: l’introduzione di una detrazione, legata all’Isee (la denuncia dei redditi popolare che comprende reddito, patrimonio mobiliare e immobiliare) e che potrebbe essere calibrata per favorire solo i redditi più bassi.

C’è poi la variabile figli: la vecchia Imu, tassa di possesso, oltre ai 200 euro base, prevedeva 50 euro per ciascun figlio a carico sotto i 26 anni. Oggi tuttavia, con la Tasi, la natura della tassa è cambiata ed è finalizzata ai servizi generali offerti dal comune.

Una detrazione legata al numero dei componenti della famiglia, seppure giusta sul piano sociale, premierebbe le famiglie numerose che, in linea teorica, sono quelle che «consumano» più servizi. Dunque la discussione è aperta. L’altra questione è il cuneo, gli ormai famosi 14 euro al mese per un reddito di 15 mila euro annui, assai contestatae oggetto di polemiche. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere ieri, dopo il vertice, che la platea si potrà ridefinire ferme le risorse a 1,5 miliardi. L’idea è quella di concentrare le risorse destinate all’aumento delle detrazioni Irpef sui lavoratori dipendenti sulla metà della platea inizialmente prevista oppure di agire attraverso le detrazioni per i figli, una sorta di “quoziente familiare”. Nella ipotesi di riduzione della platea sarebbero interessati circa 7,8 milioni di lavoratori invece di 15,9 milioni. In questo modo l’ effetto, pur non crescendo di molto, sarebbe indirizzato esclusivamente su coloro che guadagnano fino a 20-22 mila euro lordi annui, le fasce più basse dei redditi, invece di essere spalmato fino a 55 mila euro. In questo modo il reddito di 15 mila euro arriverebbe sopra i 200 euro (invece di 172) e quello di 20 mila raggiungerebbe i 176 (invece di 151). In sostanza i 600 milioni che sarebbero dovuti andare a finanziare il bonus per i redditi sopra i 20-22 mila euro, verrebbero riversati sulle fasce più deboli.

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